Oratorio dei Bianchi alla Kalsa, Palermo

Buonasera!

È una gioia per me poter tornare a scrivere sul blog! Come promesso, vi spiegherò alcune cose.

Innanzitutto, mi sono assentata per via dello studio che mi toglie diverso tempo seguendo anche tutte le lezioni. Inoltre, le lezioni sono appena ricominciate e ho un orario tremendo! Chiaramente vado con piacere dato che mi appassiona però, chiaramente, risulta un pochino stancante. Oltre a questo, durante l’estate, dopo gli esami, ho cercato di godermi un po’ il tempo libero, dedicandomi anche al romanzo che sto scrivendo (come vi avevo accennato precedentemente) e a metà Agosto ho avuto la fortuna di poter lavorare (peraltro è stata la mia prima esperienza lavorativa in assoluto!) come guida turistica presso l’Oratorio dei Bianchi nella mia città, per qualche giorno in occasione della mostra di arte contemporanea intitolata “Apriti cielo” di Franco Politano e dell’esposizione degli stucchi di Giacomo Serpotta.

Potrete immaginare la mia felicità! Per me è stata una splendida opportunità che mi ha permesso di iniziare ad approcciarmi su quello che sarà il mio campo in futuro, ovvero quello turistico e artistico.

A fine Agosto, invece, sono stata in vacanza sempre nella mia amata Sicilia (perché intendo conoscerla a fondo) presso Porto Empedocle, vicino Agrigento e ho visitato diversi luoghi di cui vi parlerò e mostrerò delle foto negli articoli successivi.

Questa sera voglio raccontarvi la storia dell’Oratorio dei Bianchi e illustrarvi alcuni scatti della mostra dopo avervene spiegato i temi principali.

L’Oratorio dei Bianchi è situato a Palermo nel quartiere della Kalsa che, come molti di voi sapranno, è uno dei più antichi quartieri arabi. L’Oratorio risale al 1400 ed era il luogo in cui si riuniva la confraternita dei Bianchi, così denominati per via della bianca veste che indossavano. La Compagnia dei Bianchi è stata fondata nel 1541 su suggerimento dell’allora futuro vescovo di Crotone, Pietro Paolo Caporella, al vicerè di Sicilia Ferdinando Gonzaga. Il compito di questa confraternita era confortare i condannati a morte e condurli verso una morte più serena, per quanto possibile. All’interno della struttura vi sono, tra gli ambienti principali in cui si riunivano i Bianchi, la chiesetta e la sala Fumagalli. L’Oratorio è a pochi passi da altri siti artistici altrettanto importanti come la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo e Palazzo Abatellis, a tal punto da offuscarlo quasi. Purtroppo non è immediatamente visibile ed essendo poco conosciuto, i turisti si recano presso le altre strutture, appunto. Questo per me è assolutamente un peccato perché vale la pena visitarlo e la mostra è perfino gratuita! Per cui, doppiamente. A differenza di tanti altri siti il cui costo del biglietto a volte può risultare eccessivo per alcuni, magari. Ma andiamo alla mostra per poi ricollegarci alla storia dell’edificio.

Franco Politano, autore della mostra “Apriti cielo”, è un artista catanese. Il tema principale della mostra è Cristo unito anche alle sale e agli elementi caratteristici del posto per la sua storia. Proprio prima di entrare sulla destra vi è una corona di spine e ciascuna spina rimanda ai nostri peccati affinché possiamo ricordarcene e ovviamente rimanda alla corona di spine di Gesù. Entrando sulla destra abbiamo “La porta della Vittoria” e “La porta dell’accoglienza”. La prima è la porta più antica di Palermo (era una delle entrate della città araba) perche è stata spostata all’interno dell’Oratorio quando fu costruito e si è mantenuta perfettamente; questa porta è molto importante anche perché pare che da essa siano entrati i Normanni a Palermo guidati dal Conte Ruggero. Non solo: pare anche che al Conte, prima di andare in spedizione, gli sia apparsa la Vergine Maria e che gli abbia indicato la strada. Difatti, sulla parete sopra alla porta vi è un affresco che raffigura proprio la Vergine Maria che tiene in mano la bandiera bianca che rappresenta proprio la bandiera della vittoria. La seconda porta, invece, è opera di Franco Politano ed è composta da chiodi sporgenti (tutt’altro che accoglienti!) che rimandano ai chiodi della porta antica. È come se le due porte comunicassero fra loro e si raccontassero le vicende accadute.

Proseguendo si ha modo di osservare gli splendidi stucchi di Giacomo Serpotta, importante scultore palermitano del ‘600 e figlio di Gaspare Serpotta. Vi sono delle allegorie come quella della vittoria, della purezza e della carità e perfino Santa Rosalia, patrona di Palermo. Serpotta creò diverse allegorie che sono sparse un po’ nei vari oratori di Palermo (per esempio l’Oratorio di Santa Cita). La sua specialità sono i puttini, ossia degli angioletti giocosi davvero raffinati. Al centro della sala al piano terra vi è un complesso (intendo sempre uno stucco), ovvero il Padre Eterno ed è qualcosa di eccezionale. Tutti gli stucchi erano precedentemente all’interno della Chiesa delle Stimmate di San Francesco che, nel 1875, è stata demolita per costruire l’odierno teatro Massimo di Palermo. Difatti vi è anche una foto che raffigura l’installazione originaria degli stucchi.

Nella stessa sala abbiamo l’installazione principale della mostra da cui prende anche nome ed è un cielo con delle chiavi incastonate, fatto di materiale leggero. Le chiavi rappresentano un po’ le nostre, magari i nostri segreti o i nostri desideri, sogni. Quest’opera è di libera interpretazione.

Salendo al piano superiore abbiamo, superate le scale, un’altra installazione di Franco Politano intitolata “L’esercito delle anime”, ovvero dei soldati (rappresentati da antichi strumenti per arare la terra) privi di espressione e di armature che simboleggiano tutti coloro che si sono dovuti arrendere al potere e che hanno purtroppo contribuito alla crocifissione di Gesù, rappresentata da una croce priva di soggetto. Capiamo che si tratta della croce di Cristo poiché vi è appeso un martello insanguinato che rimanda ai nostri errori e alle nostre colpe e ai lati della croce vi è della lana, simbolo dell’agnello sacrificale e dunque di Cristo che si è sacrificato per noi.

Superate le altre scale vi è, invece, ancora un’altra porta, cioè “La porta degli angeli”, fatta interamente di camera d’aria. Tale porta è semiaperta e il messaggio è che non basta oltrepassarla per dimenticare tutte le malefatte che si sono verificate nel tempo.

Successivamente, si giunge ad un’altra sala, ossia l’ex chiesetta in cui si riunivano i Bianchi. Precedentemente sulla destra e sulla sinistra delle pareti erano addossate delle panche in cui sedevano proprio loro. Il pavimento, un tempo, era interamente fatto di maioliche che raffiguravano Mosè che fa sgorgare l’acqua dalle rocce nel deserto. Purtroppo però l’Oratorio è rimasto abbandonato per diverso tempo “ospitando” gatti randagi e così via, e il pavimento è stato trafugato. Si era cercato di proteggerlo con delle garze e del gesso ma non si è fatto che peggiorare la situazione. Ed è proprio nella parte centrale dell’immagine che mancano maioliche. Pensate a chi adesso li avrà in casa! Sulle pareti a destra e a sinistra vi sono otto affreschi, quattro per parete, che rappresentano scene dell’Antico Testamento. Tra esse, le più importanti sono due: la decapitazione di Oloferne da parte di Giuditta (come in Caravaggio) dove centrale è il potere della donna che, infatti, lo decapita quando i soldati sono mezzi ubriachi e addormentati, e il sacrificio di Isacco da parte di Abramo. Così come Isacco ha gli occhi bendati, allo stesso modo noi dobbiamo chiudere gli occhi, fidarci di Cristo e lasciarci guidare nel nostro cammino di fede.

Poi, abbiamo un altro affresco di Manno, che raffigura il martirio di San Giovanni e sopra vi sono degli angioletti che ricordano proprio che la morte conduce alla salvezza eterna, e un dipinto di Mercurio in merito alla crocifissione di Gesù.

Nella sala è presente anche un’installazione di Franco Politano intitolata “Radici cristiane”. Il pavimento è cosparso di scarpe (non sto scherzando!) che vanno in direzione dell’altare e alle spalle di esse vi è un trono. Le scarpe simboleggiano tutte quelle persone che hanno scelto di lasciarsi alle spalle il potere dell’Inquisizione (dunque il trono) e di seguire Gesù. Al centro delle scarpe dei tronchi insanguinate che formano una croce e rimandano proprio alle radici cristiane, da cui prende nome l’opera.

Dopo ci si sposta nell’ultima sala (almeno tra quelle a cui è consentito l’accesso dal momento che ve ne saranno altre) che a parer mio è la più bella. Mi riferisco alla Sala Fumagalli. Essa è stata totalmente affrescata nel 1776 da Gaspare Fumagalli stesso e ha delle decorazioni stupende con la tecnica in trompe-l’oeil, ovvero delle immagini su superficie bidimensionale, e l’osservatore ha la sensazione di contemplare oggetti reali. Tale sala è importante perché è quella in cui si riuniva la Confraternita dei Bianchi una volta l’anno durante il venerdì Santo, per poter liberare un solo condannato a morte. Purtroppo era loro consentito di liberarne soltanto uno. Si riunivano lì per circa tre giorni e dopo aver concesso una confessione al “fortunato”, lo rilasciavano. All’interno abbiamo altre opere di Franco Politano, ossia “I sette cristi”, “Le ali della libertà” e “La barca”. La prima raffigura sette cristi abbracciati che rappresentano le religioni del mondo che dovrebbero unirsi per combattere tutto il male che accade giorno dopo giorno e che provoca sconvolgimento spingendo perfino la gente ad allontanarsi dalla propria patria; “La barca”, difatti, è un esempio di questo tipo poiché simboleggia l’immigrazione e al suo interno della lana che forma la sagoma di un uomo. “Le ali della libertà”, invece, sono adagiate su dei cuscini sparsi sul pavimento. Le ali sono composte da diversi materiali, dall’ovatta alla paglia, dalle piume alle componenti interne di un’auto. Simboleggiano il fatto che secondo l’artista possiamo raggiungere la vera libertà solo nel momento in cui moriamo.

È così che ha termine la mostra! Ho cercato di farvela “visitare” virtualmente e adesso vi mostro delle immagini (alcune ho dovuto reperirle dalla pagina Instagram dell’Oratorio poiché non sono riuscita a scattarne tantissime) così che voi possiate rivedere in esse tutto ciò che vi ho detto.

“Corona di spine” all’ingresso.

“Porta della Vittoria”.

“Padre Eterno”.

“Allegoria della vittoria e della purezza”.

“Esercito delle anime”.

“Porta degli angeli”.

“Radici cristiane”.

Sala Fumagalli.

“La Barca” e “Le ali della libertà”.

“Puttini”.

“Apriti cielo”.

Beh, cosa ne pensate? Io trovo che la mostra sia splendida e molto suggestiva, fa riflettere molto. Fortunatamente, l’Oratorio è stato riaperto al pubblico e poi ristrutturato intorno al 1900 grazie alla soprintendenza dei beni culturali di Palermo per fruirne al meglio e perché sarebbe stato veramente un peccato. Un tesoro purtroppo nascosto e poco visibile e conosciuto. Ma una volta entrati, ci si chiede come si faceva a non conoscerlo!

Un bacio a tutti!

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Mi scuso!

Buongiorno a tutti!

Sono secoli che non scrivo sul blog e mi dispiace tanto. Mi farò perdonare! Ho diverse cose da dirvi e da mostrarvi e so che le apprezzerete!

Il prima possibile cercherò di scrivere un articolo in cui vi spiegherò tutto quanto. Inoltre, noto che il mio blog continua ad essere seguito e questo non può che farmi piacere, vi ringrazio davvero!

Un abbraccio e a presto!

Verità

Buongiorno!

A proposito di filosofia, l’altra sera ho avuto modo nella chiesa che frequento di parlare con un docente di filosofia, Giuseppe Savagnone (può darsi che lo conosciate, ha anche scritto diversi libri), ormai in pensione e che ha insegnato per quarantun anni. Si è parlato anche della verità.

Spesso crediamo di poter trovare la verità al di fuori, ma in fondo è in noi stessi. Molte volte fuggiamo dalla nostra persona, temiamo di guardarci allo specchio. Perché cerchiamo rifugio negli altri talvolta e non ci confrontiamo, non ci mettiamo a nudo con noi stessi?

Molte persone restano ancorate al passato, incapaci di vivere il presente poiché non scavano a fondo nel loro cuore. Ma come facciamo a stare insieme agli altri se prima non siamo capaci di comprendere, stare con la nostra persona e di ricercarne la verità?

Questo non è il solo argomento di cui si è parlato all’incontro ma mi ha fatto molto riflettere anche perché magari, talvolta, non ci amiamo o non lo facciamo abbastanza. Abbiamo dei pregiudizi su ogni nostro aspetto e possibilmente neanche ce ne accorgiamo. E allora dovremmo imparare a riconoscerci, ad apprezzarci di più.

Se ci pensate, è ciò che i filosofi hanno fatto per una vita intera: ricercare la verità. La famosa “quete” francese. Gran parte di loro l’ha trovata, non è una cosa semplice ma come in tutte le cose nella vita, occorrono costante impegno e dedizione. Prima di tutto, bisogna volerlo. Trovare questa verità consente di vivere felici e in modo migliore.

La verità è direttamente proporzionale alla nostra interiorità, per dirlo in maniera scientifica.

Ci tenevo ad affrontare con voi questo argomento. E approfitto per lasciarvi il collegamento diretto al sito sul quale Savagnone (insieme ad altri) scrive delle rubriche molto belle e profonde, per chi volesse dargli un’occhiata: TUTTAVIA .

Un abbraccio e a presto!

Sícílíë pittura fiamminga

Buonasera a tutti!
Voglio parlarvi di una mostra molto bella che ho visto giusto martedì e che rimarrà allestita a Palermo fino al 28 Maggio. Si tratta di una mostra intitolata “Sícílíë pittura fiamminga” al cui interno vi sono dipinti di vari artisti, tra cui Van Dyck.

Molti quadri sono incentrati sulla figura di Gesù Cristo e quindi, ad esempio, vi è la crocifissione e non solo. Le cose che più mi hanno colpito di tale mostra sono le seguenti:
-I trittici. Ve ne sono di incantevoli e, devo dire, che apprezzo parecchio questo genere di dipinti perché possono essere incentrati su tre diversi momenti oppure su tre momenti strettamente legati fra loro. Mi hanno colpito molto i colori e la raffinatezza con cui sono ritratti i soggetti;
-I dipinti molto grandi. In particolare ve sono due immensi e di essi mi ha colpito la luce che sprigionano, specie in uno dei due dove uno dei soggetti tiene in mano una fiaccola e sembra realmente che quella fiamma illumini l’intero ambiente;
-Un dipinto riguardante la morte di Cristo in cui una donna, suppongo Maria, sta piangendo e le lacrime sono così vere che pare quasi di toccarle se si potesse porre un dito sulla tela;
-Una serie di codici scritti in latino e con i tipici caratteri che venivano utilizzati un tempo. Semplicemente favolosi, con quei colori e quei piccoli disegni che riportano a un’altra epoca. Sapete cosa mi ricordano? I libri che talvolta si vedono all’inizio dei cartoni Disney, che narrano tutta la storia.
La sala in cui sono esposte le opere ha le pareti rosse e mi è piaciuta parecchio. Unica nota dolente di questa mostra sono le luci un po’ scarse che non illuminano i quadri nel migliore dei modi; le foto possono essere scattate rigorosamente senza flash e se avete con voi degli zaini, dovrete porli non sulle spalle ma davanti, per ragioni di sicurezza.
Se siete di Palermo o semplicemente in visita, vi consiglio di andarla a vedere perché vi assicuro che non ve ne pentirete. Peraltro, il costo del biglietto è di sei euro e comprende perfino la visita della Cappella Palatina, altro tesoro da non perdere e visitata ogni giorno da milioni di turisti. Per cui, ottimo. Ma anche se il biglietto avesse un prezzo più elevato, sarebbero comunque soldi ben spesi.
Vi allego un paio di foto che ho scattato alla mostra e, già che ci sono, approfitto per annunciarvi una cosa: ho da poco aperto un sito tutto mio incentrato solamente sull’arte!
Chiaramente, continuerò ad occuparmi del blog. Quindi se volete vedere contenuti nuovo, diversi da quelli che inserisco qui in ambito artistico, allora vi lascio il collegamento diretto al sito: BELL’ARTE IN SALOTTO

Peraltro, tale mostra è il primo argomento che ho trattato sul sito e mi sembrava giusto condividerlo con voi! Se vi va, seguitemi anche lì e se conoscete persone interessate all’arte, spargete il più possibile la voce, mi farebbe piacere.
Detto ciò, vi lascio alle foto, un bacio!

Aspettative

Buonasera!

Voglio porvi una domanda e vorrei che mi rispondeste in modo sincero e riflettendoci bene su: se voi andaste su un sito incentrato esclusivamente sull’arte, cosa vi aspettereste e vi piacerebbe trovare? Oltre ad articoli, questo è chiaro. Non so, magari anche qualcosa di più pratico, ad esempio delle iniziative che possano mettere in contatto la gente di persona proprio o dei sondaggi, magari; probabilmente molti prediligono l’aspetto interattivo. Sbizzarritevi e fatemi sapere. Ecco, la domanda precisa è la seguente: quale sarebbe il tuo sito web ideale incentrato sull’arte?

Mi raccomando, è importante!

Un bacio!

La Chanson de Roland

Buonasera!

Mi scuso come al solito per l’assenza. Se capitano periodi di questo tipo in cui sparisco, il motivo è sempre l’università e tra l’altro gli esami si avvicinano. Ma non mi dimentico del mio blog e di voi, ci mancherebbe.

Voglio parlarvi della Chanson de Roland, un testo fondamentale di tutta la letteratura francese.

La Chanson de Roland, annoverata tra le “chansons de geste” appartenenti al ciclo carolingio e scritta in lingua d’oïl, è la più antica nel suo genere. Le canzoni di gesta, come dice il nome stesso, trattano perlopiù di battaglie.
L’autore della Chanson de Roland è ignoto; si potrebbe supporre sia Turoldo, colui che appone la sua firma alla fine del poema. Ad ogni modo, è stato ritrovato sottoforma di un codice, il cosiddetto codice Digby 23, presso la biblioteca Bodleiana di Oxford.
L’autore scrisse quest’opera tra il 1080 e il 1095, a ridosso della prima crociata. Difatti, fa riferimento ad un fatto storico accaduto realmente in precedenza, ossia a quando nel 778 l’armata di Carlo (al quale non era ancora stato dato l’appellativo di ‘Magno”), re dei Franchi, era stata sconfitta dai Baschi, popolazioni ribelli che volevano l’indipendenza dalla Francia. Nel fatto reale, i cristiani combatterono contro i cristiani, mentre nel poema i cristiani combattono contro i musulmani. La trama ruota attorno alla battaglia di Roncisvalle, nella quale a prevalere sono i musulmani. Questi ultimi non vengono dipinti dall’autore sotto una sfumatura totalmente negativa poiché gli arabi sono coraggiosi e se il nemico è coraggioso e si riesce a sconfiggerlo, allora si è ancor più valorosi; infatti in seguito Carlo riesce a sconfiggere i musulmani.
Come dicevo, la trama ruota intorno a questa famosa battaglia dovuta sostanzialmente al tradimento di Gano, uno dei dodici pari di Carlo e patrigno di Orlando. Carlo vuole a tutti i costi che i musulmani si convertano al cristianesimo e desidera che qualcuno si rechi presso Marsilio, re dei musulmani, per riferire il messaggio. In molti si offrono per andare, compreso Orlando, nipote di Carlo tra l’altro, ma quest’ultimo sembra essere in disaccordo con chiunque si proponga. A quel punto Orlando propone che sia Gano ad andare e ciò scatenerà l’ira del traditore. Gano non dimentica tale gesto perché è consapevole che andando presso i pagani incorrerà in pericoli, e dunque tradisce Carlo e il suo esercito, rivelando in seguito al re Marsilio il percorso che i cristiani intraprenderanno per giungere in Spagna.
D’altro canto, Marsilio s’infuria a causa del messaggio di Carlo portato da Gano e anziché convertirsi al cristianesimo, preferisce dare molti dei suoi beni ai Franchi. Quando questi ne vengono a conoscenza, iniziano a nutrire dei sospetti e cercano di stare in guardia.
Gano ha un solo desiderio: che Orlando muoia in battaglia e di fatto sarà così. Carlo, appartenente all’avanguardia, consiglia ai pari della retroguardia, tra cui Orlando e il saggio amico Oliviero, di suonare il corno qualora capiscano di sentirsi in pericolo cosicché lui possa raggiungerli in breve tempo e dar loro aiuto. Ma Orlando, molto sicuro di sé, preferisce non suonarlo poiché crede di farcela da solo e non dà peso ai consigli saggi di Oliviero, il quale più volte percependo il pericolo lo invita a suonare il corno. Orlando lo fa solamente quando è troppo tardi. Così i pari periscono sconfitti dai musulmani che riescono a intercettarli sul sentiero a causa di Gano. In seguito, Carlo una volta udito il corno, arriverà ma sarà troppo tardi poiché vedrà i cadaveri dei suoi sul prato. E qui ha inizio un planctus, ossia un componimento tipicamente medievale incentrato sul lamento di qualcuno sulle rovine di una città distrutta o sui cadaveri dei propri soldati. Nell’ultima parte del poema vi è poi il processo che viene fatto a Gano in cui ad avere la meglio sarà l’accusatore Teodorico.
In linee generali, questa è la storia del poema.
Ciò che è molto interessante nella Chanson de Roland sono i riferimenti biblici voluti dall’autore, vi è proprio una simbologia. Ad esempio, la spada di Orlando (e non solo la sua) è personificata. Viene chiamata Durendala ed è importante in quanto la spada veniva vista come una croce, aveva un valore prettamente sacro. Difatti, ogni volta che un eroe moriva in battaglia, prima tentava di distruggerla per evitare che questa finisse in mani nemiche e infedeli; la spada veniva quasi vista come un prolungamento del corpo, potremmo dire. Altro elemento importante è che sull’impugnatura della spada, detta elsa, vi era un pomo cavo che conteneva delle reliquie sacre. Nella spada di Carlo era contenuto un pezzo della lancia utilizzata dall’uomo che aveva colpito Gesù al costato quando era in croce da cui fuoriuscirono sangue e acqua. Per tale ragione, la spada di Carlo aveva il nome di Gioiosa, poiché era una gioia possederla, visto il valore di quella reliquia.
Altra simbologia è il paragone tra alcuni personaggi della Chanson e alcuni personaggi della Bibbia. Orlando viene paragonato a Gesù dal momento che entrambi muoiono da martiri; Carlo è paragonato a Dio-padre anche per via dell’età avanzata che l’autore gli attribuisce all’interno del poema quando invece nella realtà aveva circa trentasette anni; Gano è infine paragonato a Giuda poiché tradisce la patria esattamente come Giuda tradì Gesù. Vi è poi la differenza tra bene e male, in quanto i cristiani vengono visti come il bene, i giusti, mentre i musulmani sono il male. Il Cristianesimo è la religione perfetta, mentre l’Islam no. Ultimo ma non meno importante è il fatto che la battaglia di Roncisvalle in cui perdono la vita i pari è narrata molto dettagliatamente e con lentezza, visto che si parla dei cristiani, mentre nella battaglia finale a Saragozza contro i musulmani che vengono finalmente sconfitti da Carlo, vi è un’accelerazione del ritmo narrativo. Anche qui è chiara l’importanza attribuita agli uni e agli altri. Orlando e gli altri vengono visti come degli eroi con la e maiuscola perché combattono per la fede. Dunque si suppone che l’autore fosse una persona particolarmente preparata sotto l’aspetto religioso e che avesse degli ideali ben saldi.
È un poema davvero avvincente e piuttosto scorrevole da leggere. L’unico elemento che può apparire meno scorrevole è la ripetizione. Difatti, vi sono molte lasse (o strofe) similari a gruppi di tre o in alcuni casi anche di più e di volta in volta vengono omessi o aggiunti particolari. Ciò avveniva perché dobbiamo pensare che le chansons venivano tramandate oralmente presso le piazze dai giullari. Quindi, erano scritte per essere ascoltate, non lette; cosicché chi ascoltava e si distraeva per un attimo o magari chi arrivava in un secondo momento, grazie alla ripetizione era in grado di raccapezzarsi, di afferrare ciò di cui si stava parlando.
Noi, invece, leggendo possiamo tornare indietro per rileggere più volte un passo al quale non abbiamo dedicato molta attenzione, per esempio.
Senz’altro, fino ad oggi, è una delle chansons più belle e studiate per la ricchezza dei contenuti e per la fluidità e per la trama sapientemente intessuta.
Un poema che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita e da comprendere appieno nel suo significato.

Un grande abbraccio! 🙂

Caravaggio-L’anima e il sangue

Buon pomeriggio!

Oggi intendo parlarvi di un film che ho visto al cinema nel mese di Febbraio e che hanno deciso di riproporre il 27 e il 28 Marzo per via del successo riscosso, un po’ come era stato per “Loving Vincent” la cui proiezione ha avuto luogo solo in alcuni giorni in particolare. Sto parlando di “Caravaggio-L’anima e il sangue”, distribuito da Nexo Digital anch’esso.

locandina

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Manuel Agnelli in una parte del film

Intanto, come tipologia è totalmente diverso da “Loving Vincent”, ad esempio. Quest’ultimo era dipinto a mano, mentre quello di Caravaggio è impostato in modo differente. Vi è la voce narrante di Manuel Agnelli il quale racconta la sua storia dall’inizio, dato che egli incarna il pittore stesso. Vengono mostrati i dipinti più importanti e di tanto in tanto viene fatta una ricostruzione dei fatti ponendo al centro proprio la figura di Agnelli in quanto interprete: nei suoi momenti più malinconici, nei suoi momenti di rabbia e di sconforto. In questo film viene dato tanto spazio all’espressività (ad esempio nel dipinto “Medusa” che non a caso è stato scelto anche per raffigurare la locandina) di cui sono intrise le opere del pittore ma anche all’espressività stessa del protagonista. Vengono mostrate perfino delle attrici che interpretano il ruolo delle concubine di Caravaggio. Alcune parti sono dedicate ad esperti di arte che parlano delle varie opere ed è piacevole ascoltare le loro opinioni. Dunque, lo si potrebbe definire un film-documentario.

Devo dire che mi è piaciuto molto però penso che lo avrei apprezzato anche senza la comparsa del protagonista. Magari sarebbe bastata la voce narrante, i vari dipinti dell’artista e le parti riservate al documentario. Inoltre, purtroppo, in alcuni istanti non riuscivo a capire cosa dicesse Agnelli poichè talvolta sembrava non scandisse bene le parole. Ad ogni modo, lo consiglio perchè è davvero interessante ed è possibile vedere anche i luoghi in cui si trovano i dipinti. Tra l’altro, si evince che anche Caravaggio aveva una certa sensibilità ed è sempre bello scoprire questo lato, specie in un pittore come lui che veniva da molti malvisto per la sua “aggressività” e per la sua sfacciataggine.

Sono felice che finalmente si sia deciso di dare spazio al mondo dell’arte nei cinema, anche se mi piacerebbe se venissero proiettati per più giorni, come accade per un normale film. Sarebbe senz’altro molto più bello perchè in questo modo non si avrebbe la fretta di andarlo a vedere solo nei giorni stabiliti e con l’ansia di non riuscire a trovare dei posti disponibili! Nel caso non l’abbiate ancora visto, vi inserisco il collegamento diretto al trailer e sono certa che tra non molto sarà possibile trovarlo anche in streaming (come Loving Vincent che ho avuto l’immenso piacere di rivedere l’altra sera): Trailer “Caravaggio-L’anima e il sangue”.

Un bacio a tutti! 🙂

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