I baci più emozionanti

Buon pomeriggio!

Visto che oggi è San Valentino, la festa degli innamorati, ho deciso di scrivere un articolo più particolare proponendovi diversi dipinti che raffigurano un bacio, a mio parere i più belli.

Innanzitutto dedico questo articolo al mio Antonio, che amo con tutto il mio cuore, e a tutte quelle persone che ogni giorno hanno sempre il coraggio di guardarsi negli occhi e non si stancano mai di dirsi “ti amo”.

Chiaramente il giorno di San Valentino è solamente un simbolo. Chi si ama in modo autentico, continua a farlo tutti i giorni e il 14 Febbraio serve solamente a celebrare tutto ciò. Piuttosto, penso che purtroppo ci siano molte coppie che pur non amandosi davvero, festeggino ormai solo per abitudine il giorno di San Valentino.

Ma andiamo ai nostri baci:

1. “Il Bacio” di Gustav Klimt

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“Si persero in quel bacio divenendo quasi un tutt’uno. Lei si abbandonò a lui e quest’ultimo le prese il viso e la fece sentire al sicuro affinchè potesse dimenticare tutte le ferite che in passato erano state arrecate al suo cuore”.

“Il bacio” di Gustav Klimt risale al 1907-1908, le dimensioni sono 180×180 centimetri, la tecnica utilizzata è olio su tela ed è ubicato presso l’Osterreichische Galerie Belvedere di Vienna.

Esso s’inserisce nel famoso “periodo aureo” di Gustav Klimt in cui il colore prevalente dei suoi dipinti era l’oro. Difatti, l’intero quadro è avvolto da questo manto aureo.

Il dipinto raffigura un uomo e una donna che si scambiano un tenero bacio. Lei è inginocchiata, mentre lui si accosta a lei con dolcezza, adagiando una mano sul suo volto. Entrambi si trovano su un piccolo prato formato da fiorellini violetti che ricorda un po’ gli hortus conclusus medievali dove vi erano questi piccoli spazi erbosi circondati da alte mura e in cui i monaci erano soliti coltivare piante a scopi alimentari e medicinali. Le due figure sembrano quasi fondersi, dal momento che il colore dei loro abiti è identico. A differenziarli è solo un particolare, ovvero il fatto che l’abito dell’uomo è rappresentato da figure geometriche, come rettangoli neri, mentre quello della donna è rappresentato da figure circolari e colorate. Con quest’opera, Klimt voleva effettuare un completo legame tra uomo e donna abbattendo tutte quelle diversità che li caratterizzano e che molto spesso li rendono distanti l’uno dall’altra. Queste differenze si possono notare, ad esempio, nelle figure geometriche degli abiti (come dicevamo prima), nell’imponenza dell’uomo contrapposta alla delicatezza della donna, nelle dita affusolate e di carnagione scura dell’uomo in contrasto con la pelle diafana della fanciulla e via dicendo. La luce proviene dai personaggi stessi e non da ciò che li circonda.

2. “Il Bacio” di Francesco Hayez 

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“Tornerò, ve lo prometto. Io da voi torno sempre” e detto ciò le posò un fugace bacio sulle labbra per poi mettersi in cammino verso una meta che non sapeva se lo avrebbe ricondotto alla sua amata; eppure, non avrebbe mai smesso di pensarla e di lottare per rivederla”.

“Il bacio” di Francesco Hayez risale al 1859, le dimensioni sono 112×88 centimetri, la tecnica utilizzata è olio su tela ed è ubicato presso la Pinacoteca di Brera di Milano.

Il contesto in cui s’inserisce il quadro sono gli eventi che seguono il Congresso di Vienna e dunque i vari processi che portarono poi all’Unificazione d’Italia. Vi furono varie versioni del dipinto.

L’ambientazione è prettamente medievale: si tratta dell’androne di un castello in cui due giovani sono concentrati in un intenso bacio. Anche qui, lui le prende teneramente il viso fra le mani e lei si lascia andare completamente. I colori li definirei piuttosto essenziali. La fanciulla indossa un abito azzurro cielo e l’uomo un mantello marrone, una calzamaglia rossa e un cappello grigio tortora. Il dipinto è composto da diagonali le quali seguono l’andamento dei tre gradini sulla destra per poi congiungersi nel punto di fuga che di trova sulla sinistra dei due amanti. Sulla parete di fronte è poi presente un’ombra di cui vi sono più interpretazioni: può trattarsi di una domestica o di qualcuno che spia i due giovani. Non si sa con esattezza.

Tuttavia, non si tratta di un semplice bacio travolgente. Hayez, difatti, unisce sia il sentimento che provano i due sia l’amor di patria, l’amore politico-militare. È come se loro due divenissero l’emblema, la personificazione dell’Italia finalmente unita. Inoltre, è attraverso i colori che si può estrapolare un chiaro messaggio: l’azzurro dell’abito di lei e il rosso della calzamaglia di lui stanno infatti ad indicare la bandiera francese, in quanto il pittore voleva rendere omaggio alla Francia dal momento che si era alleata con l’Italia dopo aver stipulato gli accordi di Plombières tra Napoleone III e Camillo Benso Conte di Cavour.

La parte sinistra del quadro emana una luce che si proietta direttamente sui due personaggi.

3. “Il Bacio con la finestra” di Edvard Munch

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“Si lasciarono travolgere da quel bacio annullando ogni distanza, ogni timore. E mentre erano come pietrificati in quell’istante, nel frattempo il mondo lì fuori non cessava di muoversi”.  

Il Bacio con la finestra” risale al 1892, le dimensioni sono73x92 centimetri, la tecnica utilizzata è olio su tela ed è ubicato presso il National Museet for Kunst a Oslo.

Il dipinto s’inserisce in un gruppo intitolato “Il fregio della vita” all’interno del quale Munch creò opere dedicate al ciclo della vita, all’amore e alla morte. Queste opere furono realizzate dal 1893 al 1918.

Il bacio tra questi due amanti non è propriamente dettato dall’amore, o meglio sembrerebbe più che altro una lotta fra i due. Anche nella loro posizione si può già intravedere una certa irrequietezza. I due sono addossati sulla parte destra del quadro vicino ad una finestra di un locale pressoché spoglio, con pareti disadorne. Fuori dalle finestra è possibile notare delle vetrine con luci accese e alcune persone che passano davanti ad esse. I due personaggi rappresentano la perdita dell’identità: l’uomo e la donna personificano la tensione del desiderio di amare e della paura di amare; proprio per tale ragione cercano di fondersi l’uno con l’altra, annullandosi quasi, senza riuscire a distinguere le singole figure. In ciò è evidente la solitudine che Munch ha provato nel corso della sua esistenza. L’uomo è posto di profilo con un abito blu da cui s’intravede il colletto di una camicia bianca e abbraccia la donna; quest’ultima ha il viso volto verso di lui e indossa un abito nero caratterizzato da una scollatura. Il colore del dipinto è prevalentemente il blu nelle sue varie sfumature e queste tonalità fredde fanno pensare alle atmosfere fredde del nord.

4. “Gli Amanti” di René Magritte
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“Non avevano bisogno di guardarsi negli occhi, bastava che si avvicinasssero e che le loro labbra si toccassero per esprimere tutto l’amore che provavano. Come cechi, ricercavano costantemente il contatto l’uno con l’altra poiché rappresentava l’essenza del loro spirito”.  

“Gli Amanti” risale al 1928, le dimensioni sono 54×73 centimetri, la tecnica utilizzata è olio su tela ed è ubicato presso il Museum of Modern Art di New York.

In molti dipinti di Magritte sono presenti l’uomo e la donna con il volto scoperto o coperto da lenzuoli come in questo caso. Si pensa che quest’ultimo particolare sia dovuto al suicidio della madre dell’artista, che ebbe luogo nel 1912 quando egli aveva 14 anni, la quale si gettò nel fiume Sambre con una camicia da notte avvolta sulla testa.

Il quadro raffigura un bacio tra un uomo e una donna che hanno il volto coperto da dei leggeri drappeggi bianchi. Si possono considerare delle figure pressoché anonime. Lo sfondo è bluastro-grigiastro e sulla destra vi è una parete rossa dal bordo celeste molto chiaro. Siamo nel periodo del Surrealismo, per cui è probabile che Magritte abbia dato spazio alla dimensione onirica e irrazionale che si riscontra nei colori, soprattutto dei drappeggi che sono quelli che danno luce al dipinto. Inoltre, una cosa importante è la comunicazione attraverso il corpo, dunque una comunicazione non verbale. Ciò indica l’andare oltre la semplice visione.

Ci sono diverse interpretazioni: una tra le tante è che i due siano prigionieri della morte e che probabilmente siano prossimi ad essa. Questo è accentuato anche dal rosso della parete e dell’abito della donna che rappresenta il sangue e quindi anche la morte.

5. “A letto, il Bacio” di Henri de Toulouse-Lautrec

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“Per i due era sempre bellissimo dopo una giornata stressante ritrovarsi a letto durante la notte. Si dedicavano a vicenda del tempo prezioso: si amavano, si perdevano in un abbraccio e non smettevano di baciarsi finché non arrivavano al bacio della buonanotte”.

“A letto, il bacio” risale al 1892 ed è un dipinto appartenente al Post-Impressionismo. Lautrec, avendo vissuto a Parigi, era entrato a contatto con la vita notturna e soprattutto con i bordelli nei quali era libero di essere se stesso, dal momento che non veniva accettato a causa della sua menomazione fisica. In quei luoghi (perfino al Moulin Rouge), si concentrò molto a scrutare le donne, il loro ruolo. In particolar modo, volse il suo sguardo alle prostitute omosessuali, le quali erano imprigionate nel loro mestiere che non gli consentiva di essere se stesse. Gli unici momenti liberi che avevano erano a fine serata, dopo aver ricevuto tutti i clienti. In merito a tutto ciò, Lautrec si dedicò a dipingere dei quadri che le rittaessero nella loro reale natura. “A letto, il bacio” è uno di essi. Si presume, difatti, che siano due donne a scambiarsi un tenero bacio dopo una giornata trascorsa a soddisfare i clienti (anche se io personalmente li ho sempre visti come un uomo e una donna perché la figura sulla destra non sembra affatto una donna!). Per cui, l’intento dell’artista era quello di catturare un momento vero, abbandonando ogni ipocrisia e ogni finzione.

6. “The italialian plaza” di Ron Hicks

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“In piazza, sotto gli occhi dei passanti, si baciavano come se non potessero più attendere dopo qualche ora che avevano trascorso lontano l’uno dall’altra e come se non potessero farlo in nessun altro luogo se non lì, dal momento che non era loro permesso stare insieme”.

The italian plaza” raffigura due giovani, probabilmente italiani, che si scambiano un bacio in piazza noncuranti dei passanti. Uno scenario piuttosto tradizionale con colori chiari e neutri. I due sembrano quasi nascosti in un angolo della piazza e lo si capisce dall’arco che indica un’entrata, una specie di piccola galleria. Contro le pareti vi sono delle biciclette e due passanti che stanno per uscire dall’arco. Ispira anche un non so che di campagnolo.

7. “Compleanno” di Marc Chagall

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“Lei desiderava che fosse tutto perfetto. Aveva preparato ogni cosa: un dolce, dei fiori e adesso attendeva solamente lui per riempirlo di baci e di affetto”.

“Compleanno” è un dipinto molto dolce che Chagall dedica alla sua prima moglie defunta, di nome Bella, che amava profondamente. La moglie raccontava che mentre lei stava preparando tutto quanto per il compleanno del marito, quest’ultimo le disse che voleva immortalare questo momento con un dipinto. Il quadro raffigura, difatti, i due sospesi in aria e lui cerca di baciarla assumendo una posizione impossibile. A mio parere, questo particolare indica che l’artista avrebbe sempre baciato la moglie, in ogni circostanza e ad ogni costo. L’immagine esprime felicità, serenità che la donna era in grado di trasmettere al marito. Se osservate, è chiaro che si tratti di un compleanno o ad ogni modo di un’occasione importante: vi è una ciambella, con un coltello accanto, pronta ad essere tagliata e gustata e Bella tiene un mazzo di fiori tra le mani. I colori prevalenti sono il rosso e il nero e arricchiscono l’atmosfera conferendo accoglienza alla casa e rendendo l’osservatore quasi un invitato a tale festa.

8. “Café Lovers” di Joseph Lorusso

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“Lui la baciò e si strinsero forte nonostante si trovassero in un luogo pubblico. Avevano bevuto del vino, avevano parlato di molte cose e abitavano trascorrere del tempo insieme. Esistevano solamente loro due e tutto il resto era in secondo piano”.

“Cafè Lovers” è un dipinto di dimensioni 24×26 centimetri ed è stato realizzato con la tecnica olio su tela.

I dipinti di Lorusso sono spesso caratterizzati da questi colori chiari che riescono a trasmettere calore e dunque anche passione. Il quadro raffigura un uomo e una donna seduti a un tavolo di un bar (scena molto ricorrente) che si baciano e si perdono completamente, come potete notare. Un elemento importante e che si ritrova spesso nelle opere di Lorusso è il vino che rappresenta proprio l’atto di ubriacarsi e più nello specifico di ubriacarsi d’amore, l’uno dell’altra. Una passione sconfinata che emerge anche dal colorito dei volti dei personaggi che è spesso molto roseo per via del vino. L’artista raffigura più che altro soggetti comuni ma soprattutto la quotidianità: tutti quei gesti che possono risultare banali ma che in realtà sono carichi di significato e di importanza.

9. “Back where you belong” di Jack Vettriano

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“Lui tornò da lei poiché aveva capito che gli era impossibile starle lontano e che lei apparteneva al suo cuore. La prese in braccio e per farsi perdonare le donò un mazzo di rose rosse, simbolo del suo sincero amore, in cambio del suo perdono. Lei non desiderava altro”.

“Back where you belong” è un dipinto nitido che ricorda le classiche scene che vediamo nei film romantici. Un uomo prende in braccio la sua donna, probabilmente tornando a casa, e le regala un mazzo di rose. Si baciano e sembrano davvero felici. Appaiono come i classici individui in carriera. I colori sono molto acceso e prevalgono il rosso e l’arancione che danno un’incredibile luminosità alla scena. Una valigia su un tavolo rappresenta probabilmente un rientro da lavoro o un ritorno dalla propria amata.

10. “Bacio nel parco” di Leonid Afremov

Leonid Afremov, Bacio nel parco

“La pioggia scendeva incessante ma nonostante ciò unirono le loro labbra mentre riparavano sotto lo stesso ombrello. Al parco l’asfalto era freddo e bagnato ma il loro amore li scaldava facendoli sentire come a casa dinanzi a un fuoco scoppiettante”. 

“Bacio al parco” è uno dei tanti dipinti di Leonid Afremov, un impressionista contemporaneo, che illuminano lo sguardo di chi li osserva. Tale dipinto raffigura due giovani a un parco mentre si scambiano un bacio sotto un ombrello. Una scena romantica che trasporta in un’altra dimensione. Nei quadri di Afremov vedrete sempre tutti questi colori che somigliano quasi un arcobaleno e che formano questo gioco di luci incredibile. Mi ricordano quasi delle caramelle! E nonostante i colori, la bravura del pittore sta nel saper rendere comunque evidente l’asfalto bagnato. Davvero incantevole.


Spero che questo articolo sia stato di vostro gradimento e che vi abbia anche aiutato a scoprire qualche altra opera d’arte, del tutto nuova ai vostri occhi. Trovo tali dipinti semplicemente meravigliosi e credo che ognuno di essi sia in grado di suscitare un’emozione diversa e ciò è dovuto a vari fattori. Il bacio è uno degli elementi più importanti nel mondo dell’arte, direi uno dei fattori portanti che si sublima nell’unione tra uomo e donna. Vi auguro di dedicare ogni giorno le vostre attenzioni e i vostri baci alla persona che amate e alle persone a voi più care.

Buon San Valentino e un grande abbraccio a tutti! 🙂

 

 

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Van Gogh Multimedia Experience

Buon pomeriggio!

E’ da molto che voglio parlarvi della mostra multimediale di Van Gogh che sono andata a vedere qualche mese fa e che è ancora in atto a Monreale presso il Complesso Monumentale Guglielmo II, in provincia di Palermo, e rimarrà allestita fino al 29 Aprile (ha avuto inizio il 25 Novembre). Non ve ne ho parlato prima perchè ho caricato anche le foto al computer e ho perso un po’ di tempo, perchè chiaramente vi mostrerò qualche scatto nonostante non sia perfetto!

Bene, innanzitutto all’entrata, nell’area in cui si fanno i biglietti vi è una zona sulla sinistra interamente dedicata ai gadgets raffiguranti i dipinti di Van Gogh, specie “Notte stellata”. Io purtroppo non ho comprato nulla ma avrei tanto voluto farlo ed è per questo motivo che, molto probabilmente, ci andrò una seconda volta sia per vedere la mostra sia per acquistare qualcosa. Ho visto dei foulards, dei portafogli e così via. Insomma, come inizio non c’è male e vale proprio la pena dare un’occhiata a questo angolino e mettere le mani in tasca!

La mostra è suddivisa in quattro zone principali, ovvero: il lungo corridoio nel quale è possibile conoscere la vita dell’artista, tappa per tappa, mediante dei dipinti appesi sulle pareti o proiettati da alcuni schermi con spiegazioni annesse; la sala 3D (di cui vi parlerò fra poco più nel dettaglio); la camera di Van Gogh e la sala delle proiezioni.

Andiamo per ordine:

1. La prima zona, come dicevo, è il lungo corridoio dove appunto è come se si camminasse passo passo nella vita di Van Gogh. La sua biografia è proiettata da schermi insieme ai suoi quadri, dai primi agli ultimi. Tutto è avvolto da una luce blu poichè sul soffitto è proiettato “Notte stellata” e di sottofondo si può udire una melodia dolce e lenta che ti invita proprio a proseguire il percorso e che crea un’atmosfera magica lungo il sentiero.

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2. La sala 3D è un modo per entrare proprio a contatto con i dipinti dell’artista. Una donna fa prendere posto su degli sgabelli e dà le varie istruzioni. Si indossano degli occhiali 3D in cui si vede una sala in cui si trova seduto Van Gogh su di una sedia, un pianista che suona e sul pianoforte vi è il vaso con i girasoli; i personaggi si alzano e li si può seguire voltandosi sul lato destro o sinistro con la testa o con tutto il corpo ma sempre restando seduti, perchè non è possibile alzarsi (magari si potrebbe anche uscire dalla stanza e non accorgersene nemmeno dal momento che si indossano gli occhiali!). Si sente anche la musica suonata dal pianista. Tutto in quel momento prende vita e ci si sente parte integrante di quei disegni, si crede di poter toccare le superfici o gli stessi personaggi con le proprie mani (io per prima ho cercato di toccare il pianoforte e ho mosso realmente la mano!). E’ bellissimo. Il tutto dura poco poichè sono poche le stanze in cui si può “entrare”. Purtroppo di questa parte non ho potuto scattare alcuna foto!

3. La camera di Van Gogh è molto particolare. Non so se vi è mai capitato di vedere il dipinto di Van Gogh della sua camera da letto molto sobria, semplice. Ce l’avete presente? Ecco! Pensate, l’hanno ricreata dal vivo. Io l’ho trovata identica e davvero stupenda. Questa stanza è avvolta dal silenzio, a differenza delle altre zone, così da permettere di porvi dinanzi ad essa e di poterla osservare con attenzione nei minimi dettagli ma soprattutto in modo da sentirvi realmente nella camera del pittore, come se foste degli ospiti ben accetti e che Van Gogh attendeva con ansia.

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4. L’ultima zona è la sala delle proiezioni. Si tratta di un grande salone ai cui lati vi sono dei grandi proiettori in cui si vedono dipinti ma anche frasi pronunciate dall’artista e alcune di esse sono splendide, vere e che toccano nel profondo, specie essendo a conoscenza della vita e dello stato d’animo di Van Gogh; inutile dirvi che anche lì vi era musica di sottofondo a riempire la sala. Leggendo tali parole ci si rende conto quanto in realtà lui fosse vicino a ognuno di noi più di quanto avremmo immaginato, quanto fosse simile a noi per i sentimenti, le sensazioni che provava, chi più chi meno, chiaramente; ma soprattutto ci si accorge della sua visione del mondo, il modo in cui vi si approcciava, il suo sguardo attento nei confronti della gente e di tutto ciò che lo circondava che gli consentì di realizzare capolavori.

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Penso abbiate capito ormai cosa penso di questa mostra. Credetemi, ne sono rimasta a dir poco incantata, anche perchè è una continua sorpresa. Ogni area è più bella dell’altra. Tra l’altro, era da tempo che volevo tanto vederla perchè è stata allestita in varie parti del mondo, inizialmente all’estero. E finalmente adesso è vicino a me! Quest’estate, se non sbaglio, era stata allestita anche a Taormina ma io non ero potuta andare a vederla. Quando sono uscita da lì, avevo voglia di rivederla e penso che prima della sua chiusura, mi recherò un’altra volta. Se non ci siete stati e abitate a Palermo o in provincia di Palermo o vi trovate semplicemente in visita, vi consiglio vivamente di andare a vederla perchè ne vale veramente la pena, non ve ne pentirete. Sono soldi ben spesi e, oltretutto, è un costo accessibile considerando la bellezza della mostra. Il prezzo intero è di circa 12 euro, mentre quello ridotto è di 8 euro. Su questo link troverete anche gli orari: http://www.palermotoday.it/eventi/mostra-van-goh-multimedia-experience-monreale.html

Sono certa che questa mostra farà il giro d’Italia o almeno lo spero così da dare a tutti la possibilità di vederla. Ah, a proposito: per quanto riguarda il film interamente dipinto “Loving Vincent”, vi informo che è uscito in DVD e Blue-Ray e che è possibile vederlo anche in streaming! Vi lascio con un’ultima foto tratta dalla sala delle proiezioni che raffigura una frase di Van Gogh più vera che mai.

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“Uno potrebbe avere un cuore in fiamme nella propria anima e nessuno che ci si sieda accanto per scaldarsi. I passanti vedono solo una traccia di fumo e continuano per la loro strada”.

 

Un abbraccio a tutti! 🙂

 

Nel mattino oscuro

Un uomo esce di casa di buon mattino,
Quando il cielo è ancora buio e le strade sono deserte;

Attraversa il viale e lentamente si avvicina alla fermata dell’autobus;

Si siede e volge lo sguardo

Verso la strada, attende; 

Indossa un cappello, degli indumenti da cacciatore e un fiume di tarli;

Ogni tanto abbassa il capo e i suoi occhi fissano il vuoto; 

Intorno a lui un alone di solitudine;

Quell’uomo eri tu, padre del mio cuore,

Padre a cui non ho saputo dimostrare 

Il mio immenso amore;

Se guardo quella fermata, riesco ancora a vedere la tua figura; 

E i mostri s’inseguono veloci dentro me,

Pronti a farmi crollare;

Oh, se solo adesso potessi donarti la mia compagnia, il mio smisurato affetto;

E invece non mi resta che il nulla;

Poi una luce s’inizia a intravedere su nel cielo, un’auto si avvicina a te e tu senza voltarti ti dissolvi per sempre”.

Giulia 

Il mito di Orfeo ed Euridice 

Buonasera! 

Oggi voglio parlarvi di uno dei miti più belli: quello di Orfeo ed Euridice tratto dalle Georgiche di Virgilio e presente anche nelle Metamorfosi di Ovidio. 

“E. Delacroix, “Orfeo ed Euridice”, 1862″

Orfeo, figlio della musa Calliope, era un bravissimo suonatore di lira, mentre Euridice era un’incantevole ninfa. I due erano molto innamorati. Tuttavia il loro amore fu stroncato in seguito al fatto che Aristeo, un figlio del dio Apollo, iniziò ad invaghirsi di Euridice, tanto da spaventarla quasi e infastidirla con i suoi atteggiamenti, peraltro insistenti. Un giorno, fuggendo da lui, cadde su un serpente velenoso che la morse conducendola alla morte. Alla notizia della morte della sua amata, Orfeo volle cercare di recarsi negli inferi per incontrare il re Ade e la regina Persefone, nella speranza di poter riportare in vita la ninfa. Per fare ciò, dovette affrontare delle prove, o per meglio dire Caronte che, come sappiamo anche grazie alla Divina Commedia, si occupava di traghettare le anime e Cerbero, il cane a tre teste che faceva da guardia agli inferi. Fortunatamente, Orfeo riuscì a distrarli con il suono della lira, giungendo poi presso i sovrani. Persefone, commossa dai gesti del giovane, decise di dargli una possibilità che consisteva nel prendere per mano Euridice e condurla fuori dagli inferi, a patto di non voltarsi a guardarla finchè non fossero usciti completamente. Ma lui, ingenuamente, la guardò pensando di trovarsi già fuori e in quel momento Euridice si dissolse per sempre. In seguito, Orfeo, infelice, continuò a suonare la sua lira per sette mesi versando copiose lacrime. 

È molto commovente e straziante. Ciò che voglio farvi leggere, in particolar modo, è un pezzetto teatro dalla tragedia intitolata “Fabula di Orfeo ed Euridice” di Angelo Poliziano: 

“Segue poi UN PASTORE ad Orfeo così:

 <<Crudel novella ti rapporto, Orfeo:

che tuo ninfa bellissima è defunta.

Ella fuggiva l’amante Aristeo,

ma quando fu sopra la riva giunta,

da un serpente venenoso e reo

ch’era fra l’erb’e fior, nel piè fu punta:

e fu tanto possente e crudo el morso

ch’ad un tratto finì la vita e ‘l corso.>>

 

ORFEO:

 <<Dunque piangiamo, o sconsolata lira,

ché più non si convien l’usato canto.

Piangiam, mentre che ‘l ciel ne’ poli agira

e Filomela ceda al nostro pianto.

O cielo, o terra, o mare! o sorte dira!

Come potrò soffrir mai dolor tanto?

Euridice mia bella, o vita mia,

senza te non convien che ‘n vita stia. […]>>”

Chiaramente poi continua ma questa è la parte che più mi è rimasta impressa. Si tratta del momento in cui un pastore annuncia ad Orfeo la morte di Euridice. La frase che più mi ha colpito è l’ultima: “Euridice mia bella, o vita mia, senza te non convien che’n vita stia”. Riesco a percepire lo struggimento che prova il giovane, la sua disperazione tanto da volerla raggiungere anche lui. Penso che il messaggio che voglia trasmettere questo mito, o meglio Virgilio e Ovidio, sia il fatto che quando ci viene data una possibilità, bisogna saperla cogliere nel miglior modo senza lasciarla sfuggire, nemmeno a causa di piccolezze. 

Un bacio a tutti! 🙂 

Cristalli in Ombra

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Vi starete senz’altro chiedendo a cosa alluda il titolo “Cristalli in ombra”.

Vi spiego subito: io e il mio fidanzato, Antonio, dal momento che abbiamo gli stessi interessi e la passione per la cultura, abbiamo deciso di aprire insieme un altro blog in cui parleremo di poesia (pubblicheremo anche poesie o altri testi scritti da noi), di letteratura, di natura (la quale è strettamente legata alla cultura), ed io mi occuperò anche di arte e di antropologia. Sono sicura che anche quest’ultima disciplina potrà essere di vostro gradimento; difatti, ho già scritto un articolo introduttivo riguardo a essa. Un elemento importante di questo blog sarà soprattutto la ripresa delle antiche poesie medievali, per intenderci, quelle della Scuola Poetica Siciliana di cui, purtroppo, quasi nessuno parla più; cercheremo di farle conoscere a tutti con un linguaggio accessibile, facendone una parafrasi e spiegandone il contenuto, chiaramente da un punto di vista personale, così da riportare in alto gli antichi valori che da esse si sprigionano.

Abbiamo scelto il nome “Cristalli in ombra” per il blog poiché, come ben sapete, molto spesso la bellezza e le meraviglie che ci circondano vengono celate, specie a causa di tante distrazioni che vi sono oggi, ad esempio la tecnologia che magari può porre un muro invisibile di cui talvolta non ci rendiamo neanche conto.

Spero apprezzerete gli argomenti propinati anche in quest’altro blog, mi farebbe tanto piacere. Ecco il collegamento diretto: Cristalli in Ombra

Inoltre, volevo dirvi che ho anche creato una pagina Facebook per Libero Emisfero di cui vi lascio subito il collegamento e, se volete, mettete un mi piace: Pagina Facebook Libero Emisfero

A presto! 🙂

Aristotele e San Tommaso d’Aquino: l’intelletto tra divinità e umanità.

Buonasera!

Come promesso, in questo articolo ci concentreremo sull’intelletto, ovvero la chiave di tutta la filosofia; in particolar modo, analizzeremo il pensiero di Aristotele e San Tommaso in merito a ciò.

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Platone affermò, prima del suo allievo Aristotele, che l’anima umana è in grado di cogliere le Idee eterne che fungono come modello per gli oggetti sensibili. Aristotele invece cambiò totalmente la prospettiva, la quale si mantenne fino al medioevo con Tommaso d’Aquino.

Vi siete mai soffermati sul fascino del processo conoscitivo? In sintesi, come facciamo a stabilire che una foglia qualsiasi, diversa da tutte le altre, rientri nel “gruppo” delle foglie, anche se le foglie che costellano i nostri marciapiedi hanno le forme più dissimili?

No, in realtà molto spesso non ce lo chiediamo. Lo diamo per scontato. Eppure se ci pensate è tutt’altro che un discorso semplice.
Aristotele diede il suo importantissimo contributo per far luce sul mistero. La sua intuizione ebbe risvolti in tutti i campi, scientifici ma anche persino religiosi prima ancora che il Cristianesimo nascesse.
Immaginate una luce. Sì, conoscete sicuramente l’espressione “la luce dell’intelletto”. Questa luce, secondo l’antica teoria, proviene dal Primo Motore Immobile, quell’entità che poi i Cristiani e San Tommaso d’Aquino chiameranno Dio. Ebbene, da Dio emana una luce che illumina gli oggetti sensibili. Illuminando tali oggetti, pervadendoli con la sua essenza, ne rivela i tratti universali. Ecco perché, secondo gli antichi, noi vediamo una foglia in particolare, ma riusciamo ad associarla al gruppo delle “foglie” in generale. Questo significa che il processo conoscitivo dell’uomo procede per tappe. Il primo “step” è la percezione che abbiamo degli oggetti attraverso i sensi. La nostra percezione sensibile però ha bisogno di interagire con l’intelletto agente divino affinché i dati sensoriali (che da soli sarebbero solo un insieme disordinato di informazioni) giungano a contemplare le Idee, cioè le specie universali.

Tutto questo può sembrare complicato. Facciamo allora un altro esempio. Passeggiamo per strada e incontriamo un cagnolino; ma come facciamo a capire che appartiene alla specie dei cani? I nostri sensi infatti percepiscono solo il colore bianco del suo manto, la quantità di zampe che possiede, il colore dei suoi occhi e così via. Per arrivare all’idea generale di “cane” (alla quale appartengono razze molto diverse fra loro) l’intelletto umano, in armonia con il suddetto intelletto agente, unisce tutte queste percezioni e fa luce sui dati sensibili rivelandone il substrato universale.

Questa teoria ebbe un seguito vastissimo e influenzò profondamente la cultura europea.
E voi che ne pensate? Vi sembra ancora attuale o è solo un retaggio del passato?
Un bacio a tutti! 🙂

Libero Emisfero

Buon pomeriggio!

Come state? Scusatemi immensamente per la mia assenza ma in questo periodo vado sempre di corsa e inoltre sto anche studiando per gli esami. Se aggiorno il blog di rado è per questo motivo!

Spero abbiate iniziato bene questo nuovo anno e, a proposito, questo è il primo articolo del 2018 (che vergogna!).

Oggi voglio mostrarvi un’immagine che ho sempre adorato ed estremamente significativa per me. Voglio rendervela chiara e dirvi anche un’altra cosetta.

Ecco l’immagine:

“Fonte immagine: Google”

Emisfero sinistro: “Io sono l’emisfero sinistro. Sono uno scienziato. Un matematico. Amo il familiare. Io categorizzo. Io sono preciso. Lineare. Analitico. Strategico. Sono pratico. Sempre sotto controllo. Un maestro delle parole e del linguaggio. Realistico. Calcolo le equazioni e gioco con i numeri. Sono ordine. Sono logica. So esattamente chi sono”.

Emisfero destro: “Io sono l’emisfero destro. Sono la creatività. Uno spirito libero. Sono passione. Bramosia. Sensualità. Sono il suono delle risate fragorose. Sono il gusto. Sono la sensazione della sabbia sotto i piedi nudi. Sono il movimento. I colori vividi. Sono l’urgenza di dipingere su una tela vuota. Sono l’immaginazione sconfinata. Arte. Poesia. Io percepisco. Io sento. Sono tutto ciò che volevo essere”.

Bene. Cosa suscitano in voi quest’immagine e queste parole? A me suscitano stupore e meraviglia. Ognuno ha in noi entrambe le parti con la differenza che magari una persona può possedere più facoltà inerenti all’emisfero sinistro e un’altra all’emisfero destro o viceversa. Non oserei definirli, come spesso fanno in molti, razionale (emisfero sinistro) e irrazionale (emisfero destro) poiché in quest’ultimo non ci vedo nulla di irrazionale, anzi. Ci vedo la bellezza e la voglia di non arrendersi che sono le cose che ci aiutano ad andare avanti giorno per giorno. L’emisfero destro è quella parte di noi che trova sempre la forza di riprovarci e di inventare. L’emisfero sinistro è più logico magari ma non per questo è più razionale dell’altro. Dunque, a mio parere, sono entrambi razionali ma in modo differente e credo che noi necessitiamo di entrambi. Laddove vi è l’eccesso di uno, chiaramente è corretto che entri in gioco l’altro per equilibrare il tutto.

Vi starete chiedendo quale sia la cosa che volevo dirvi e perché ho scelto quel titolo per questo articolo. La ragione è questa: dal momento che il mio blog è una fusione di logica, precisione, creatività e splendore che voglio propinarvi e trasmettervi ogni volta, e visto che il nome di questo blog è piuttosto lungo, ho deciso di cambiarlo in “Libero Emisfero”; libero per riprendere anche il titolo attuale. Credo che “Scrittore è colui che decide di essere libero” sia splendido ma magari difficile da ricordare. Occorre qualcosa che resti impresso nella mente di ciascuno e che possa divenire un punto di riferimento. Per cui, d’ora in poi sappiate che il suo nome sarà il titolo dell’articolo. Probabilmente, dal momento che sono tanto legata al titolo attuale, vedrò di inserirlo da qualche altra parte o in qualche altro modo!

In ogni caso, l’immagine che vi ho proposto oggi anticipa un po’ il prossimo articolo di filosofia che sto preparando che riguarderà l’ intelletto. Non aggiungo altro!

Un abbraccio a tutti voi! 🙂

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