La scrittura: una grande risorsa o un’arma a doppio taglio?

image

image

Il dio Theuth

Spesso capita di considerare la scrittura qualcosa di semplice, ma in realtà dietro a un testo scritto c’è un lavoro che parte dalla nostra mente la quale ci aiuta a produrre diversi tipi di espressione: dalle poesie a dei racconti, o perfino un libro. Ma cos’è veramente questa straordinaria capacità?
In ambito filosofico, è Platone a parlarci della sua opinione in merito alla scrittura e lo fa in uno dei suoi dialoghi più importanti, ossia il “Fedro”. In quest’opera è presente proprio una parte riguardante la scrittura e più che un’opinione, è una critica. Vi chiederete: per quale ragione critica la scrittura, se poi di fatto ha scritto numerose opere? Bene, andiamo per ordine.
Platone fa partire questa critica dal mito di Theuth, un dio egizio che ha inventato il calcolo, l’alfabeto ma soprattutto la scrittura, naturalmente; desideroso di far conoscere in particolare quest’ultima invenzione si reca presso un re di nome Thamus il quale se da una parte approva tutte queste invenzioni, d’altra parte ha qualcosa da ridire. Quando Theuth parla della scrittura, afferma che questa potrà essere utile al popolo e che potrà aiutare a sviluppare la memoria e la sapienza ma il re è contrario a tutto ciò perché sostiene che questa non farà altro che offuscare la hypomneme, la memoria interiore in cui sono già presenti le idee con le quali si è venuti a contatto prima della nascita, a giovamento della mneme, cioè la memoria che aiuta semplicemente a ricordare le parole di un testo, per esempio. Secondo Thamus si deve dunque essere capaci di andare ben oltre un testo scritto e non di affidarsi interamente a esso perché in questo modo gli uomini si fermeranno alla parola scritta e si crederanno conoscitori di molte cose che in realtà sono soltanto delle false credenze, per cui non saranno dei sapienti. Il testo scritto dovrebbe avere il solo compito di risvegliare nell’individuo quelle idee che si nascondono nella sua parte più interiore.
Un’altra critica che Platone fa della scrittura è la seguente: lui teme che le parole di un testo scritto possano essere fraintese e che possano giungere presso un pubblico che non abbia le adeguate capacità per comprenderle. Ritiene poi che un testo scritto, nel caso in cui venga frainteso, non sia in grado di difendersi poiché vi è l’assenza del “padre”, ovvero dell’autore che è colui che può sciogliere ogni dubbio; un testo è molto ripetititivo e se lo si interroga, non sarà capace di rispondere.
Tutte queste critiche sembrerebbero infondate nel momento in cui ci rendiamo conto che Platone ha scritto molto nel corso della sua vita. Il motivo per cui scrive è sostanzialmente uno: le parole di un testo servono a fissare i concetti nelle menti dei filosofi cosicché anche durante la vecchiaia potranno ricordarli facilmente e dunque un testo funge da promemoria. In realtà però, nonostante tutto, Platone predilige l’oralità perché solamente mediante il confronto è possibile trovare dei punti di incontro e rispondere a ogni critica. In merito a ciò, si parla anche dei cosiddetti timiotera che sono le famose “dottrine non scritte”; ma di questo ne parleremo in un altro articolo.
Come avrete potuto notare, perfino chi critica la scrittura, in qualche modo non riesce a farne a meno perché essa è un punto di partenza e un’abilità che ognuno di noi dovrebbe sfruttare pienamente per svariati motivi. Inoltre la scrittura è talvolta in grado di far emergere anche la parte più profonda di noi stessi sottraendola all’inconscio.

Annunci

Riguardo ai contenuti

Salve a tutti!
Il tema che verrà affrontato in questo blog sarà la scrittura. Inoltre, verranno affrontati anche la filosofia e i sentimenti che sono legati ad essa, ossia quelli che proviamo e che stanno all’interno della nostra psiche, l’arte e la letteratura. Bene, questa è solamente una premessa. Vi auguro una buona lettura e spero sia di vostro gradimento tutto ciò che verrà pubblicato in questo blog. A breve il primo articolo! 😉