Norwegian wood, Haruki Murakami

Non so se avete mai letto il libro intitolato “Norwegian wood” ma se non l’avete fatto, vi consiglio di leggerlo. L’autore è Haruki Murakami, scrittore giapponese molto noto. Il titolo originale è “Noruwei no mori”; in Italia è uscito anche con il titolo “Tokyo blues”. Il titolo “Norwegian wood” prende il nome da una famosa canzone dei Beatles che scandisce alcuni momenti della storia. Cercherò di esporvi brevemente la trama a grandi linee.

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Il romanzo è basato su un lungo flashback narrato dal protagonista di nome Toru Watanabe, il quale ripercorre la sua adolescenza caratterizzata sia da gioie che da dolori. La vicenda è ambientata alla fine degli anni sessanta, esattamente tra il 1968 e il 1970.

I protagonisti principali sono Toru Watanabe appunto, Kizuki (migliore amico di Toru), Naoko (fidanzata di Kizuki) e Midori (una ragazza conosciuta da Toru). I destini dei quattro personaggi s’intrecciano. Kizuki è un ragazzo capace di stare a contatto con gli altri nonostante abbia anche lui dei difetti ma soprattutto trascorre il suo tempo con Naoko e Toru. Tuttavia, apparentemente senza alcuna ragione, decide di suicidarsi e questo segna per sempre Naoko e Toru. Questi ultimi iniziano a passare del tempo insieme e Toru è innamorato di lei.

Toru è un ragazzo molto introverso ma anche molto disponibile; Naoko è una ragazza chiusa in se stessa e tormentata sia per la morte improvvisa del fidanzato, sia per qualcosa che è accaduto precedentemente che non voglio svelarvi. Proprio per queste ragioni viene successivamente chiusa in una sorta di clinica psichiatrica, o meglio più che una di clinica si tratta di un luogo in cui è possibile cercare di guarire ma senza alcuna pressione e soprattutto facendo sentire i pazienti come a casa propria. Difatti questo posto è fuori città immerso nella natura ed è una struttura privata a cui nessuno può avere accesso dall’esterno se non con un permesso o un invito da parte di uno dei pazienti. In questo centro riabilitativo non vi sono differenze tra i vari individui, tra il personale medico e i pazienti. Il motto è aiutarsi a vicenda il più possibile e condurre l’altro verso la guarigione.

Naoko vede Toru come un punto di riferimento, tanto che inizia a provare qualcosa per lui anche se si tratta più che altro di un attaccamento dovuto ai fatti accaduti e non perchè lo ama, a differenza del ragazzo che prova per lei dei sentimenti autentici. Naoko vuole prima risolvere i suoi problemi e stare finalmente in pace con se stessa prima di intraprendere una relazione con il giovane, così gli chiede se può aspettarla. A un certo punto della vicenda, Toru conosce Midori che è esattamente l’opposto di Naoko: è una persona estroversa, solare ma anche lei ha dei tratti fragili. Pian piano i due iniziano a nutrire qualcosa di più nei confronti dell’altro e lui è combattuto perchè allo stesso tempo attende Naoko. Da questo momento il protagonista comincia ad essere confuso poichè non sa quale sia la scelta più giusta e che possa veramente renderlo felice. Purtroppo improvvisamente anche Naoko si suicida e questo non fa che segnare Toru ancora una volta.

Bene, della trama non voglio rivelarvi più nulla. Piuttosto adesso vorrei concentrarmi con voi sui temi principali e sui fatti che si verificano nel corso del romanzo. Come avrete potuto notare i temi principali sono l’amore sincero e la morte. Oltre alla morte di Kizuki e di Naoko ve ne sono altre ma questo poi lo vedrete voi stessi.

Quando ho finito di leggere questo libro, non ho potuto fare a meno di scorgere fra le sue righe il pensiero di Schopenhauer. Quest’ultimo affermava che a guidarci non è la razionalità, bensì la volontà. Quest’ultima però è capace di portare al piacere e di conseguenza al dolore. Difatti secondo il filosofo provare piacere conduce inevitabilmente al dolore perchè l’istante dopo si desidera altro, dunque è un circolo vizioso. Schopenhauer ci parla di un pessimismo differente da quello di Giacomo Leopardi perchè se quello di quest’ultimo viene mitigato ne “La ginestra”, il suo invece è incentrato su come liberarsi dal dolore di vivere, e il metodo migliore sarebbe l’annullamento della volontà. Da qui si passa a tre tappe fondamentali che sono rispettivamente: l’etica della pietà, l’ascesi e la noluntas. La prima comporta un distacco dalle sofferenze, dai bisogni che portano a soffrire per un desiderio non appagato; la seconda è tipica della religione orientale e comporta la liberazione da ogni bene materiale; la terza invece conduce al nirvana, il paradiso dei buddhisti, ed è l’assenza progressiva e poi definitiva della volontà di vivere, intesa come tutto ciò che è legato ai bisogni materiali. Tutto ciò non è però legato al suicidio poiché Schopenhauer crede che questo sia anzi l’espressione estrema della volontà. Difatti se una persona decide di morire per sua volontà, ciò significa che in realtà è molto legata alla vita, che ama la vita e dal momento che pensa di non poterla rendere migliore, decide di porle fine.

Il pensiero di Schopenhauer l’ho intravisto per quanto riguarda la morte che è molto ricorrente e spesso a causa del suicidio. Potremmo infatti dire che Kizuki e Naoko sono in realtà molto attaccati alla vita e dal momento che credono di non essere abbastanza, che non si sentono all’altezza, scelgono di privarsene. E lo vedo anche nel fatto che Naoko resta per un po’ di tempo in quel centro riabilitativo il quale è formato da un “muro” che lo separa nettamente dal mondo esterno. Lei affronta queste tre tappe, se riflettete attentamente. Cerca di liberarsi dalle sofferenze stando in un luogo avvolto dalla totale quiete (etica della pietà), cerca di allontanarsi dai beni materiali poiché all’interno di quella struttura si conduce una vita essenziale e tranquilla alla portata di tutti (ascesi) per poi rimuovere la volontà di vivere (noluntas) che però a un certo punto lei fraintende compiendo l’atto del suicidio. Spero di essere stata chiara e lineare.

Insomma, è un romanzo ricco e che consente di riflettere su diversi aspetti. Molto importante è la dedica dell’autore, in quanto afferma che questo romanzo lo dedica ai suoi amici e ai suoi affetti più cari, sia a coloro che sono morti sia a coloro che restano.

Un libro piuttosto profondo e toccante; mentre lo si legge, ci si immedesima sempre più negli stati d’animo dei personaggi. Questo è uno degli scritti più celebri di Haruki Murakami di cui è stato girato perfino un film che purtroppo non abbiamo in lingua italiana e che anche nelle altre lingue non è facile da trovare.

Fatemi sapere se qualcuno di voi lo ha letto, se vi è piaciuto e se siete d’accordo con me in merito a Schopenhauer oppure no. Ad ogni modo, mi auguro che l’articolo sia stato di vostro gradimento e che lo abbiate trovato interessante.

Un bacio e buona giornata 🙂

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18 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. millesplendidilibriblog
    Apr 28, 2017 @ 12:20:24

    Un bellissimo libro

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  2. Giulia
    Apr 28, 2017 @ 12:24:28

    No, questo non l’ho ancora letto ma sono curiosa di vedere com’è 🙂

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  3. wwayne
    Apr 28, 2017 @ 12:25:15

    Di Murakami ho letto nell’ ordine:

    A sud del confine, a ovest del sole
    Dance dance dance
    La ragazza dello Sputnik
    L’ uccello che girava le viti del mondo

    Sono state tutte e 4 delle bellissime esperienze, dei veri e propri viaggi all’interno di un libro unico, di un mondo sconosciuto, di una mente geniale.
    E, come sempre succede alla fine di un bel viaggio, si è soddisfatti di come è andato, ma si è anche tristi, perché avremmo voluto prolungarlo per sempre.
    Visto che abbiamo dei gusti letterari in comune, ti consiglio caldamente anche quest’altro splendido libro: https://wwayne.wordpress.com/2016/03/20/un-viaggio-memorabile/. L’hai già letto?

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    • Giulia
      Apr 28, 2017 @ 12:35:03

      Grazie mille per essere passato dal mio blog 🙂
      Wow, ne hai letti diversi di Murakami, per me invece Norwegian wood è stato il suo primo libro che ho letto e intendo leggerne altri perché mi piace tanto anche il suo modo di scrivere. Ho appena letto il tuo articolo riguardo al libro “Noi due ai confini del mondo” che non ho ancora letto ma da come lo hai descritto, mi piace e sembra anche introspettivo. Lo metto subito nella lista infinita dei libri da leggere!

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  4. helianthus95
    Apr 28, 2017 @ 15:07:55

    Libro davvero profondo, che non lascia indifferenti. E bellissima anche la recensione, critica e con rimandi a una filosofia che si fa vita ed esce dalle pagine dei trattati

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  5. Emanuele SZ
    Apr 28, 2017 @ 19:11:43

    Interessante la tua connessione con il pensiero schopenhaueriano, mi ha fatto riflettere molto. Personalmente ricordo che questo libro mi ha trasmesso una forte intuizione sull’indivisibilità tra la vita e la morte, in cui l’una non può aver valore in assenza dell’altra. 🙂

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  6. Giulia
    Apr 28, 2017 @ 20:00:49

    Grazie 🙂 sì, infatti questo è un altro dei temi principali che contribuisce a renderlo un libro bellissimo! Ed è davvero così, sia la vita che la morte vanno di pari passo e non potrebbero mai andare separate

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  7. simogabri1967
    Mag 01, 2017 @ 10:22:46

    https://lacasapopolare.wordpress.com/category/racconti/
    Sull’indivisibilta’ tra la vita è la morte.
    Ciao
    Gabriele

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  8. Enri1968
    Mag 01, 2017 @ 23:15:11

    Letto qualche anno fa, oltre a qualche altro suo.
    Mi piace molto Murakami.
    Non mi ero spinto come te nella riflessione… ci devo ritornare.

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  9. Marco
    Mag 05, 2017 @ 06:31:46

    Ho letto molti suoi libri.Questo è uno dei più “normali”. Altri sono sospesi tra sogno e realtà. Anche per me Norwegian Wood era stato il primo anni fa 😊

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  10. Italo Bonassi
    Mag 05, 2017 @ 18:59:23

    bello, tutto bello, il Botticelli e la presentazione Brava!

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