Sartre e la libertà: un fattore deleterio o proficuo?

Salve! 

Oggi ci occuperemo di Jean-Paul Sartre, uno dei miei filosofi preferiti ed esponente di una corrente di pensiero ben precisa, ossia l’esistenzialismo. Ma cosa è nello specifico tale corrente di pensiero? Innanzitutto, essa sorge tra il XVIII e il XIX secolo, ma si diffonde maggiormente nel XX secolo, e si occupa del reale valore di ogni singolo individuo, ciò che lo caratterizza e altre tematiche quali l’insensatezza, il vuoto dell’uomo moderno e la solitudine dinanzi alla morte causata dal mondo che ormai risulta totalmente sconosciuto e ostile. 

Uno dei temi affrontati da Sartre è la libertà dell’uomo. Probabilmente penserete che lui avesse un’opinione positiva a riguardo, ma invece non è affatto così. Vi riporto una sua breve citazione dal libro “L’esistenzialismo è un umanismo”: 

« L’Uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da se stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa. »

Vedete, addirittura sostiene che la libertà sia una condanna. Egli ritiene che la libertà comporti di conseguenza le responsabilità e le scelte ed entrambe rappresentano per lui una tragedia. Questo perché ogni scelta comporta una rinuncia e se da un lato si è felici per aver preso una determinata decisione, dall’altro si rischia di sfociare nella sofferenza. Per cui non saremo mai pienamente felici, secondo Sartre, perché ci sarà sempre qualcosa di cui sentiremo la mancanza, sentiremo una “nausea”, come la definisce egli stesso; di fatti, uno dei suoi scritti più famosi è intitolato proprio “La nausea”. Dunque, la libertà non è poi così bella secondo il filosofo poiché è l’inizio di eventi negativi per certi versi. 
Credo che questo sia un tema piuttosto attuale. Quante volte ci capita di dover scegliere qualcosa piuttosto che un’altra e provare dolore in un secondo momento? In ogni situazione ci sarà sempre una scelta da fare e molte volte vorremmo poter tirarci fuori da tutto ciò, talvolta vorremmo anche che fossero altri a decidere per noi ma purtroppo è impossibile. L’ultima parola va sempre e soltanto a noi, per quanti consigli possiamo ricevere. Noi abbiamo la libertà di scegliere, siamo artefici del nostro destino secondo la maggior parte delle persone anche se di questo in particolare ne parleremo un’altra volta perché penso piuttosto che ci sia già un destino scritto per ognuno di noi. Ma adesso torniamo all’argomento dell’articolo senza deviare. 

Sartre porta avanti questo ragionamento anche perché si rende conto che la società che si sta sviluppando sempre più e via discorrendo, non fa altro che condurre all’insoddisfazione. L’uomo cerca di ritrovarsi ma non ci riesce perché intorno a lui ogni cosa comincia ad essergli estranea.  

Magari questo può accadere anche oggi perché, come noterete, siamo in una società in continuo sviluppo e progresso. La tecnologia tra l’altro ha preso ormai campo su tutto (tanto che questo argomento è stata una delle tracce della prima prova per gli esami di maturità quest’anno). 

Secondo voi Sartre ha ragione a dire che siamo condannati o la pensate in maniera diversa? Mi auguro che l’articolo sia stato di vostro gradimento. Ma prima di lasciarvi vi riporto un’altra citazione del filosofo:

<<L’uomo non è niente altro che quello che progetta di essere; egli non esiste che nella misura in cui si pone in atto; non è, dunque, niente altro che la somma dei suoi atti, niente altro che la sua vita. Da questo possiamo comprendere perché la nostra dottrina faccia orrore a un certo numero di persone. Perché, spesso, esse hanno un solo modo di sopportare la loro miseria, ed è di pensare: le circostanze sono state contro di me, io volevo molto di più di quello che sono stato. >>, dal libro “L’esistenzialismo è un umanismo”.

Un bacio a tutti e a presto! 🙂

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. isidoromartinelli
    Giu 22, 2017 @ 22:36:18

    Mi scuso se prenderò a prestito una metafora culinaria che sembra stridere con la profondità della riflessione proposta proponendo un esempio piuttosto banale.
    Quando vado al ristorante sono libero di scegliere ciò che voglio mangiare e bere nell’ambito del menù che mi viene proposto.
    Solo a fine pranzo sarò in grado di valutare il grado di soddisfazione o di insoddisfazione corrispondente alle mie “libere ” scelte “vincolate”.
    sembra un paradosso ma forse non lo è.
    ( a proposito, mi è venuto un pò di appetito )
    Un caro saluto

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    • Giulia
      Giu 22, 2017 @ 23:30:27

      Non scusarti, ogni metafora va bene! Come ho scritto nell’articolo, le scelte vanno prese in ogni ambito, allo stesso modo nei più banali. E non è un paradosso, hai ragione: bisogna prima provarla una pietanza per poi stabilire se ci ha soddisfatto o meno e di conseguenza capire se abbiamo fatto la scelta giusta. A presto 🙂

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  2. marcello comitini
    Giu 23, 2017 @ 16:52:12

    Quando vado al ristorante sono libero di andare o sono obbligato a farlo? E se fossi libero d’andare o meno al ristorante, sono forse libero di non magiare e continuare a vivere? O non è forse vero che sono obbligato a mangiare per non morire? E che responsabilità ho io di azioni che sono obbligato a compiere qualunque esse siano? Sarte si trovava in un mondo di ricca borghesia e non ha mai compreso lo stato di necessità. Lui crede che la vita si gioca nella libertà di chi possiede e non nella necessità di vivere.

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    • Giulia
      Giu 24, 2017 @ 01:47:48

      La sua è una riflessione corretta. È vero, purtroppo spesso quando ci si ritrova in mezzo a tanta ricchezza non si comprende che in realtà molte cose le si devono fare o avere perché si tratta di piaceri naturali e necessari, come ci insegna Epicuro, e uno di questi è proprio il cibo o magari anche dei valori importanti quali l’amore o l’amicizia.

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