Gautama Buddha e Osho: la meditazione e il fiore di loto

Buongiorno! 

Stavolta parleremo di due personalità molto importanti del panorama filosofico: Gautama Buddha e Osho. Entrambi sono stati dei filosofi, dei saggi, dei mistici. Hanno affrontato svariati temi tra cui, il più rilevante, quello della meditazione. 

Ma cos’è precisamente la meditazione? Essa non consiste semplicemente nell’atto di sedersi, chiudere gli occhi e restare in silenzio; è molto di più. Meditazione significa riuscire a estraniarsi dall’ambiente circostante e dunque dal caos. Bisogna chiudere gli occhi e annullare ogni pensiero che possa farsi strada nella nostra mente; meditazione vuol dire anche saper stare con la propria persona, conoscerla, sentire i battiti del proprio cuore senza alcuna distrazione. Esistete solo voi. Poi vi sono i sette chakra ma il più importante si trova al centro del nostro corpo. Questo punto è fondamentale perché è quello da cui scaturisce la nostra energia, dobbiamo essere in grado di coglierla. Immaginate questo chakra come una luce che via via si espande lungo il nostro corpo, come se fosse una fiamma che va alimentata sempre più: questa è l’energia positiva che saremo in grado di sprigionare e sarà qualcosa che ci procurerà benessere. La meditazione si può praticare da soli o anche in due, magari con la persona che si ama. In tal caso si possono anche stringere le mani dell’altro, chiudere gli occhi e riuscire a trasmettere tutto il nostro amore oltre alla nostra energia; inoltre, è importante riuscire a sincronizzare i respiri. Di tanto in tanto ci si può guardare negli occhi. 

Certamente non è facile, specie all’inizio ma con l’impegno sarà possibile. Si può iniziare con soli cinque o dieci minuti; soprattutto all’inizio è bene non prolungare il tempo dal momento che non vi è esperienza nel farlo. Di fatti, pare che si rischierebbe di restare in un’altra dimensione, quasi in trance! Per cui, per i principianti sarà meglio non scherzare! 

Purtroppo oggi non tutti praticano la meditazione poiché impegnati a omologarsi, a unirsi alla “folla”. Molte persone ricercano continuamente la confusione, fuggono dalla solitudine perché ne sono spaventate. Ma essa è qualcosa di bello e positivo perché può farci riscoprire la nostra anima. Le due cose vanno di pari passo: solo chi impara prima di tutto a stare da solo allora sarà in grado di godere della compagnia altrui. Si tratta di momenti di raccoglimento personale, cosa che ormai manca nella società odierna. Si ha paura della solitudine perché forse si tende ad associarla al vuoto e alla morte ma non è affatto così. E la meditazione è una di quelle pratiche che può aiutarci ad amare la nostra persona. La meditazione può anche essere scandita dal suono di una campana tibetana, magari accendendo delle candele o dell’ottimo incenso. 

Insomma, ognuno può praticarla come più preferisce, l’importante è farlo. Gautama Buddha e Osho (quest’ultimo citando spesso il primo) hanno a lungo parlato di quanto sia importante stare con se stessi. Entrambi sostengono che il fiore di loto sia simbolo della meditazione. Adesso andremo a vedere significato che nello specifico gli hanno attribuito: 

Come potrete vedere, il fiore di loto non cresce sugli alberi come tutti gli altri, bensì affonda le sue radici nelle paludi, nelle acque stagnanti. Nonostante ciò esso mantiene la sua magnificenza. Così come il fiore di loto, secondo Buddha, noi dobbiamo essere in grado di allontanarci dal fango del mondo senza esserne contaminati. Il fiore di loto pur trovandosi all’interno di uno stagno resta pulito poiché è idrofobo, ossia respinge le particelle esterne trattenendo molecole d’acqua. E lo stesso dobbiamo fare noi: mediante un percorso di meditazione, saggezza e crescita interiore dobbiamo acquisire la capacità di distaccarci, di raggiungere un’elevazione spirituale. Di fatti tutto ciò non significa non rendersi conto dei problemi che ci circondano ma saperlo affrontare nel migliore dei modi senza lasciarsene condizionare e questo è rappresentato dalla crescita dello stelo del fiore di loto, il quale emerge improvvisamente dallo stagno. Ecco perché sia Buddha che Osho attribuiscono a esso il simbolo della meditazione. È un cammino lento e graduale ma tutti possiamo attraversarlo. 

Dunque il fiore di loto rappresenta l’essenza della vita umana che pur radicandosi negli aspetti negativi del mondo, rimane pulita. È il fiore della riscoperta della vita e della consapevolezza interiore. 

Tra l’altro la cosa straordinaria è che i suoi petali si chiudono la sera per poi riaprirsi la mattina e ciò indica la forza vitale capace di rigenerarsi. Inoltre è anche simbolo di resurrezione e immortalità poiché ha la caratteristica di far crescere semi anche dopo quattrocento anni, pensate un po’!

Vi sono diversi colori del fiore di loto e si riferiscono ai vari aspetti della perfezione. Quello rosso indica il cuore e quindi la sua la sua autenticità, la sua passione, il suo amore; quello bianco indica la perfezione spirituale e la totale purezza mentale; quello rosa rappresenta Buddha ed è il fiore supremo; quello blu indica saggezza, conoscenza e vittoria sui sensi. 

Osho affermava: 

“Il fiore di loto è un simbolo profondo in Oriente, perchè l’Oriente afferma che dovresti vivere nel mondo, ma senza farti contaminare da esso… Esso cresce dal fango, nell’acqua, tuttavia resta incontaminato dall’acqua. Ed è simbolo di trasformazione: il fango si trasforma nel fiore più bello e fragrante che questo pianeta conosca.”

E anche: 

“La saggezza non ha nulla a che fare con la conoscenza, proprio per nulla; ha qualcosa a che fare con l’innocenza. È necessaria una certa purezza del cuore, è necessario un certo spazio dell’essere perché la saggezza possa crescere.”

“Un aspetto essenziale della meditazione è quello di guardare il lato buono delle cose, il lato buono delle persone, il lato buono degli avvenimenti, in questo modo sei circondato da tutto ciò che è buono. La tua crescita, circondato da tutte queste belle cose, è più facile.”

“La saggezza non ha nulla a che fare con la conoscenza, proprio per nulla; ha qualcosa a che fare con l’innocenza. È necessaria una certa purezza del cuore, è necessario un certo spazio dell’essere perché la saggezza possa crescere.”

Insomma, due personalità straordinarie: Buddha perché ha dato vita a questo pensiero e Osho perché ha saputo intrecciarlo al suo. 

Soffermiamoci di più su noi stessi mettendo un attimo da parte le situazioni che viviamo ogni giorno o altri fattori che possono aspettare. Viviamo noi stessi, esterniamo il fiore di loto che c’è in noi. Cerchiamo di stare da soli perché in realtà non saremo affatto soli.

Consiglio anche la lettura del libro di Osho “Dall’amore all’amare” che racchiude vari aspetti e anche qui si parla di meditazione. Non a caso in copertina vi è un fiore di loto. Più in là parlerò anche di questo libro in modo da darvi maggiori chiarimenti e riportarne alcune frasi. 

Un abbraccio a tutti! 🙂 


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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. isidoromartinelli
    Lug 04, 2017 @ 23:43:23

    Il Suo interessante articolo aprirebbe ulteriori ampi ed interessanti spazi di riflessione ( mi riferisco alla relazione fra meditazione e preghiera )
    Sul tema mi limito a queste poche righe :
    1) Forse chi si esercita a meditare bene riesce a pregare meglio.
    2) Pregare, mi sembra più difficile che meditare.
    3) La meditazione si esercita attraverso la concentrazione su noi stessi; la preghiera, invece, ci richiede lo sforzo di un triplo salto mortale affinchè la nostra fragile natura umana possa connettersi con quella divina.
    Un cordiale saluto

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    • Giulia
      Lug 05, 2017 @ 10:34:01

      Certamente, non c’è dubbio sul fatto che la preghiera richieda maggiore sforzo. La meditazione non è affatto facile ma sicuramente lo è di più rispetto alla preghiera perché con essa è a Dio che dobbiamo rivolgerci il quale è superiore a noi sotto ogni aspetto; questo forse spiega il motivo per cui molti hanno una fede più viva, magari queste persone riescono ad instaurare un contatto con Dio che sentono veramente. Ad ogni modo, credo che sia la meditazione sia la preghiera siano vantaggiose e fondamentali per il nostro spirito: l’una per conoscerci e avere consapevolezza interiore, l’altra per riflettere su quanto Dio ha dovuto subire per un mondo che il più delle volte non gli è stato riconoscente, sugli eventi positivi che sono avvenuti in seguito alla sua morte e per avere un rapporto “diretto” con lui. Di fatti, quando si recita il Rosario si impara a riflettere sui misteri della fede. Un caro saluto!

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