Trittico del Giardino delle delizie, Hieronymus Bosch

Buonasera! 

Finalmente rieccomi qui a dedicarmi all’ambito artistico. Stavolta, sotto richiesta di Vincenzo, analizzeremo un quadro del pittore olandese Hieronymus Bosch che ho scelto personalmente e si tratta del Trittico del Giardino delle delizie. Tutti i quadri di quest’artista si presentano alquanto bizzarri, spesso anche macabri. Ce ne sarebbero stati tanti da scegliere ma dovendone analizzare uno, al momento, mi sono sentita di scegliere questo perché mi ha molto colpito la sua struttura e la sua originale composizione. Nello specifico il dipinto è questo: 

È stato dipinto nel 1480-1490 circa, olio su tavola, le sue dimensioni sono 220×389 centimetri ed è ubicato presso il Museo del Prado di Madrid. 
Esso è incentrato su delle scene bibliche; difatti, il pannello di sinistra indica l’Eden, il paradiso terrestre, quello centrale il giardino delle delizie da cui il quadro prende nome e quello destro l’inferno musicale. Si pensa che tale opera sia una descrizione della storia dell’umanità mediante la dottrina cristiana medievale. Secondo alcuni studiosi rappresenta invece un ammonimento agli uomini per i pericoli legati alle tentazioni della vita; in seguito vi furono altre interpretazioni che si divisero in due filoni, ossia coloro che ritenevano che il pannello centrale fosse un insegnamento morale per l’uomo e coloro che credevano fosse una visione del paradiso perduto. 

Ma prima di concentrarci sul dipinto in sé, facciamo qualche breve accenno storico: molto probabilmente il committente fu Enrico III di Nassau-Breda, ovvero il Governatore di alcune province appartenenti agli Asburgo nei Paesi Bassi. Egli pare collezionasse opere d’arte e che condividesse questa passione con l’amico Filippo il Bello. Difatti si dice che entrambi apprezzassero le opere di Bosch e che fosse in atto una “sfida” per stabilire chi dovesse possederle. Il Trittico del Giardino delle delizie sarà stato richiesto per celebrare delle nozze, cosa che accadde molto spesso con i dipinti italiani, un esempio può essere Primavera di Sandro Botticelli ma potremmo stare qui ad elencarne molti altri. 

Quando Enrico III morì, il dipinto andò nelle mani del nipote Guglielmo I d’Orange. Nel 1568 il Duca d’Alba confiscò il quadro e lo portò in Spagna dove poi divenne proprietà del figlio don Fernando di Toledo, dell’ordine di San Giovanni. Alla sua morte, durante la sua asta Filippo II di Spagna comprò il dipinto (nel 1591) e nel 1593 lo portò presso l’Escorial di Madrid. Solo nel 1939 il quadro venne portato presso il Museo del Prado insieme ad altre opere dell’artista. Tuttavia non fu molto ben conservato tant’è che nella parte centrale intorno alle giunture dei pannelli ha perso un po’ di colore. Nel 2009 il Museo del Prado riconobbe il quadro come il più importante all’interno dell’edificio al punto da inserirlo su Google Earth con una risoluzione di 14.000 megapixel, pensate un po’! 

Ora possiamo passare all’analisi di ogni singola parte del dipinto. 

Intanto, cosa molto particolare e originale, esso è formato da un pannello centrale quadrato e ai lati vi sono due ali rettangolari che è possibile chiudere. Vi faccio capire meglio: 

Ecco, adesso credo abbiate compreso. Immaginate che sia un armadio o magari potremmo paragonarlo anche ad un portagioie. Il Trittico chiuso mostra totalmente un altro scenario. 
Si tratta della creazione del mondo che viene rappresentata con la tecnica della grisaglia, ossia delle sfumature a monocromo di bianco e grigio utilizzate per esaltare la vivacità dei colori dei pannelli interni contrariamente a quelli esterni. Tra l’altro questa tecnica era molto usata dai fiamminghi. Altra ragione per cui in questo caso viene utilizzata è probabilmente per rappresentare il periodo precedente alla creazione del Sole e della Luna. Molto comunemente si sostiene anche che il Trittico chiuso indichi il mondo nel terzo giorno della Genesi. 

Come potete vedere, la Terra è raffigurata come una grande sfera fluttunte con dei fasci di luce che appaiono soprattutto sul lato sinistro. Dio si trova in alto a sinistra immerso quasi nell’oscurità ed è di piccole dimensioni. Siede su un trono, indossa una corona papale e tiene una Bibbia in mano. Egli circonda la terra e ha un’espressione piuttosto indecisa, i suoi gesti sono esitanti come se si rendesse conto che gli sia già sfuggito di mano il controllo del mondo appena creato. All’interno della sfera vi sono i primi elementi di vegetazione, tuttavia non si riesce a capire se vi sono anche forme rocciose o di minerali. Intorno vi è il mare che viene illuminato da alcuni raggi che provengono da sopra. In alto al Trittico chiuso vi è inoltre una scritta latina molto importante: “Ipse dixit et facta sunt, ipse mandavit et creata sunt”, cioè “Egli stesso lo disse e le cose furono fatte, egli stesso comandò e le cose furono create”. In riferimento a questa frase, alcuni studiosi sostengono inoltre che il Trittico chiuso mostri il mondo dopo il diluvio universale, soprattutto il ritiro delle acque, che si contrappone invece al Trittico interno che starebbe ad indicare i momenti di perdizione prima del diluvio. 

Adesso passiamo ai pannelli interni. Il pannello di sinistra rappresenta, come avevamo già detto, il paradiso terrestre e più precisamente raffigura il momento in cui Dio porta Eva al cospetto di Adamo, il quale sembra quasi destarsi da un sonno profondo. Dio cinge un polso ad Eva ed è come se con tale gesto desse la sua approvazione per l’unione dei due. Eva tende ad evitare di guardare Adamo anche se secondo alcuni critici, ella piuttosto mostra il suo corpo all’uomo in modo seducente; quest’ultimo dal canto suo è stupito. Questo stupore si pensa possa essere dovuto a tre fattori: in primo luogo, il fatto che Eva venga affiancata da Dio; in secondo luogo, il fatto che lei sia stata creata dalla costola di Dio e mostri la sua stessa natura e in terzo luogo il fatto che Adamo senta il bisogno di riprodursi e dunque di unirsi in intimità con Eva. Dio è molto più giovane rispetto a quanto appare sul Trittico chiuso ed ha inoltre capelli dorati e occhi azzurri; questa immagine potrebbe essere un pretesto usato dall’autore per esprimere la concezione di Cristo come incarnazione della parola di Dio. 

Dietro Eva vi sono inoltre alcuni animali che giocano, ad esempio dei conigli che simboleggiano la fertilità e una dracaena che potrebbe simboleggiare la vita eterna. Ma non è tutto poiché sono presenti anche altri animali. Difatti, proprio davanti a Dio, Adamo ed Eva si apre una fossa circolare contenente acqua da cui fuoriescono animali sia reali che inventati da Bosch. Abbiamo un pesce con mani umane e becco di anatra che tiene un libro e intorno a lui ci sono altri animali che per il loro colore scuro si mimetizzano a quello dell’acqua. Fuori dall’acqua vi sono rapaci che mangiano rane, un uccello a tre teste e altri uccelli ancora; un gatto poi è intento a stringere una preda in bocca. 

Al fianco di Adamo troviamo un albero esotico abbastanza strano con una pianta rampicante di frutti rossi. Immediatamente dietro si apre una discesa nella quale si trovano degli alberi carichi di frutti; questa discesa conduce a un lago dalle acque cristalline. Al centro del lago si erge una struttura rosa composta da parti in vetro e da gemme preziose; secondo alcuni rappresenterebbe la “Fontana della vita”. Su di essa si posano diversi uccelli e tra l’altro questa struttura ha anche una funzione compositiva: dal momento che il suo colore è simile alla veste che indossa Dio, l’occhio dell’osservatore viene orientato verso il fulcro della scena. 

Sulla destra vi è poi una pietra su cui si adagiano vari animali e dietro a essa, leggermente distante, abbiamo un albero piuttosto piccolo su cui è aggrovigliato un serpente che, naturalmente, indica la tentazione di Eva. Sulla roccia si arrampica anche un topo che, esattamente come il serpente, è un simbolo fallico. Sulla sinistra, proprio sulla riva del lago, sono presenti degli animali che bevono e alcuni di essi sono inventati, come l’unicorno. In lontananza troviamo altri animali che sono perlopiù reali, come l’elefante e la giraffa, a differenza di quelli che vediamo vicino ai tre personaggi che sono soprattutto fantastici. Guardando bene possiamo notare anche delle forme rocciose e altre di vegetazione che somigliano quasi a delle capanne al cui interno abitano altri animali molto strani. Secondo la critica storica dell’arte Virginia Tutle, ciò che raffigura il pannello sinistro non è convenzionale e non si può riscontrare in nessuno degli eventi appartenente al Libro della Genesi che appaiono di solito nell’arte occidentale. 

Passiamo al pannello centrale: esso sembra quasi una continuazione del pannello precedente grazie al colore verde che richiama il giardino. Inoltre i due laghi richiamano quello del pannello sinistro. Ciò che vediamo è il giardino delle delizie, appunto, in cui varie figure nude sia femminili che maschili sono impegnate in rapporti amorosi tutt’altro che casti, alcuni in coppia e altri in gruppo; vi sono tanti altri strani animali e anche frutti che vengono rappresentati secondo dimensioni sproporzionate e sono carichi di significati simbolici. Gli uomini e le donne non hanno alcun pudore, tanto che secondo alcuni critici questi esprimono una curiosità carnale adolescenziale. Tale pannello si suddivide in tre zone principali. 

La prima, quella proprio in primo piano, ha una discesa sulla sinistra che conduce poi al lago; vi sono tanti gruppi di persone senza veli alle prese con strani vegetali, minerali e conchiglie oppure mentre si cibano di grandi frutti, soprattutto fragole e more, che simboleggiano chiaramente la sessualità. O magari sono anche alle prese con degli uccelli piuttosto grandi, specialmente sulla sinistra dove c’è il lago.   

Proprio nel punto in cui vi è il lago, si staglia una striscia di alberi che divide il lago dall’altro spazio verde. Sembrerebbero due giardini diversi. Sulla destra troviamo delle figure sia dalla pelle bianca che dalla pelle nera e alcune di esse hanno una peluria castana dalla testa ai piedi; gli studiosi sostengono che tali figure nello specifico rappresentino l’uomo primitivo ma non è evidente la ragione della loro presenza nel dipinto. Sempre a destra è presente una piccola grotta da cui esce appena appena un uomo, l’unico ad indossare degli indumenti, che punta il dito verso una donna vicino a lui. È l’unica figura ad avere dei capelli scuri e ad avere dei tratti del viso marcati. Si pensa che tale uomo possa essere Bosch stesso. La donna verso cui egli punta il dito si trova all’interno di un cilindro trasparente e ha la bocca sigillata come se nascondesse qualcosa. Andando più verso il centro ma comunque in basso vi è un uomo con una corona di petali sul capo che avvolge una grande fragola e accanto altre due figure che osservano un altro frutto. 

In questa zona vi sono più che altro dei piccoli uomini adagiati su delle grandi anatre o altri uccelli che sono sovrastati da enormi frutti e fiori; poi notiamo perfino un pesce sul prato, uccelli fermi sull’acqua, personaggi all’interno di bolle d’acqua o addirittura di fragole e lamponi. Per esempio, una donna ha una ciliegia sul capo che sta ad indicare l’orgoglio. Altri uomini mangiano invece frutti venendo imboccati sia da animali che da altri personaggi. 

Nella zona centrale del pannello vediamo invece “la cavalcata della libidine attorno alla fontana della giovinezza” in cui sia uomini che donne cavalcano animali di varia natura ripresi dagli antichi bestiari medievali; un uomo esegue una capriola sul suo destriero e mostra le parti intime probabilmente per catturare lo sguardo delle donne a lui vicine. In tutto ciò, tanti uccelli sono in acqua e alcuni pesci alati vanno sul terreno dove a volte vengono trasportati o cavalcati da uomini. Vi sono poi altri animali inventati che somigliano a delle lucertole e strisciano sul prato; poi ancora dei personaggi sono all’interno di conchiglie o tra grandi petali e tanti di loro mangiano bacche, fragole o ciliegie. Importante è ad esempio la figura all’interno del lago che ha una grande ciliegia tra le gambe ed è a testa in giù: il fatto che il frutto sia fra le gambe, sta ad indicare la procreazione. Nella fonte al centro vi sono alcune donne che fanno il bagno e che hanno degli uccelli in testa dai significati simbolici, ad esempio corvi che indicano l’incredulità o i pavoni che indicano la vanità. Entrambi i laghi, sia quello sulla sinistra che quello al centro, ospitano sia figure femminili che maschili e i loro corpi sono ornati da frutti, bacche e volatili. Sullo sfondo è possibile notare quattro strutture dalle forme bizzarre e suggestive che si pensa derivino da un linguaggio alchemico. Nel cielo alle loro spalle vi sono figure in volo: a sinistra un uomo cavalca una specie di grifone e tiene una pianta su cui si poggia un uccello rosso. Questa pianta simboleggia l’albero della vita. A destra, invece, un cavaliere con la coda di un delfino cavalca un pesce alato tenendo fra le mani un bastone sul quale è appesa un ciliegia; la coda del cavaliere si piega quasi a toccare la sua testa e ciò si riferisce all’Uroboro, cioè simbolo dell’eternità. Sulla destra vicino all’altra struttura vi sono due uomini alati: uno trasporta un pesce e l’altro una ciliegia. Si pensa che in questa fase del dipinto vi sia la massima espressione della fantasia di Bosch e che le figure in volo rappresentino un passaggio tra il mondo terreno e il paradiso vero e proprio. Ai piedi di queste particolari strutture sono presenti dei gruppi di persone: a sinistra una piccola folla sorregge un enorme frutto, ossia la mela di Adamo. Nel lago vediamo una sirena e un tritone, simbolo dell’amore nel quattrocento. Nelle vicinanze vi è un uovo rotto il quale è molto ricorrente nelle opere dell’artista assumendo ogni volta diversi significati. 

Ora è giunto il momento di analizzare l’ultimo pannello, ovvero quello destro che raffigura l’inferno musicale. A differenza degli altri due pannelli, qui prevalgono i colori scuri e l’ambiente fa quasi rabbrividire perché indica la dannazione eterna dal momento che le anime sono state distrutte dalle tentazioni del male, per cui ora subiscono solamente torture. I colori cupi fanno sì che il luogo risulti inospitale e capace di far cadere nello sconforto. A contrastare ciò vi sono le fiamme dei roghi le quali rappresentano il fatto che la punizione divina si manifesta sotto qualunque forma e che è impossibile sfuggirne. Anche questo pannello si suddivide in tre zone principali. In primo luogo, abbiamo lo sfondo: abbiamo un incendio, le fiamme si propagano quasi e colorano di sangue l’acqua sottostante. Dalle porte e dalle finestre escono dei fasci di luminosi che illuminano delle creature in controluce; se guardate bene, più sotto vedrete degli uomini che lasciano il “campo di battaglia”, mentre altri sono in procinto di bruciare un altro villaggio vicino. Come avrete compreso, in questa zona del dipinto vi sono molti giochi di luce che creano un’atmosfera suggestiva ma non solo, direi anche quasi spettrale. Nella parte centrale del quadro, invece, ciò che salta all’occhio è la figura dell’uomo-albero: il suo corpo viene retto grazie a dei tronchi marci che finiscono su piccole barche all’interno del lago sottostante. La sua testa sorregge un cerchio bianco sul quale vi sono vittime e demoni e proprio vicino è presente una zampogna rosa che ricorda più il cuore umano. Il torso di quest’uomo-albero è rappresentato da un uovo aperto che viene trafitto dai rami che partono dal tronco ed è abitato da biscazzieri; fuori da quest’uovo abbiamo una scala su cui un uomo, dal colore grigio e con una freccia che gli trafigge il collo, si appresta a salire. Lo sguardo dell’uomo-albero è rivolto verso di noi e ha un’aria afflitta e rassegnata ma a mio parere anche inquietante. Molti critici ritengono che quest’uomo possa essere lo stesso Bosch poiché s’intravede una certa ironia che potrebbe confermare la sua vena artistica, la sua fantasia e il suo modo di vedere le cose. 

Sopra all’uomo albero vediamo inoltre un paio di orecchie piuttosto grandi attraversate dalla lama di un coltello su cui è incisa la lettera M che secondo alcuni sarebbe l’iniziale del termine “Mundus”, ossia “Mondo”; i critici non sono ancora riusciti a capire il significato di quest’immagine. Se davvero fosse così, secondo me starebbe ad indicare che il mondo, tutto ciò che ci circonda distrugge il nostro udito quasi fino a renderci sordi e quindi incapaci di ascoltare le cose realmente importanti. Sulla destra vi è un cavaliere che tiene in mano una specie di “graal” e viene inchiodato sul pavimento da alcuni cani infernali; anche a questo particolare non si è ancora riusciti a trovare un significato. Dal momento che si tratta di un cavaliere, una possibile interpretazione potrebbe essere che egli in vita abbia ucciso un certo numero di persone innocenti e che adesso si ritrova a subire torture, nello specifico essere attaccato da questi cani che certamente non intendono fargli del bene. Più in là ci sono uomini che vengono imprigionati in alcune grandi brocche e vessati da demoni di qualunque forma. Sul lago di ghiaccio sottostante delle vittime pattinano in maniera goffa, mentre pezzi di altre vittime galleggiano nell’acqua gelida. 

Per quanto riguarda la parte inferiore del dipinto, vi è un mostro con la testa di uccello che siede su un trono e divora dei dannati che poi defeca dentro a un buco proprio sotto il trono; inoltre ai piedi anziché delle scarpe indossa dei casi e sul capo ha un calderone che utilizza come se fosse una corona. Difatti, per tale elemento, viene considerato il “Principe dell’Inferno”. Più lontano vi è poi un uomo disteso su un letto che viene disturbato da diavoli che vogliono punire la sua accidia, un avaro che espelle monete d’oro e un goloso che vomita del cibo che ha ingerito. Abbiamo anche una donna che giace per terra nuda e priva di sensi e paga il suo peccato di superbia e un demone con la testa di lepre che punisce tutti coloro che hanno peccato di lascivia. In basso a destra una scrofa che indossa un velo da suora punisce un uomo che ha peccato di avidità costringendolo a firmare dei documenti legali. Sulla sinistra, invece, vi è un gruppo di persone l’una sopra all’altra e si tratta di coloro che hanno peccato a causa del gioco d’azzardo; ciò si evince dalla presenza di dadi e carte sul pavimento. Questi vengono trafitti da parte dei demoni con lance, spade in varie zone; viene trafitta perfino una mano benedicente e qui è chiaro che viene contrastata la protezione divina. In questo scenario è molto chiaro il riferimento ai sette peccati capitali a cui peraltro Bosch s’interessò molto dipingendone perfino un’opera d’arte che si chiama proprio “I sette peccati capitali”. Tutte le figure nude su questo pannello si differenziano da quelle del pannello centrale poiché hanno pudore e cercano di coprire con le mani il proprio corpo dal momento che sono ormai dannate, mentre le altre sono del tutto disinibite e si danno ai piaceri sfrenati. Si chiama “Inferno musicale” perché, se avete visto, vi sono anche figure morte adagiate su degli strumenti musicali. 

Bosch ha dipinto anche altri trittici che sono altrettanto particolari, questo non è l’unico. 

Molti studiosi si sono a lungo dedicati all’interpretazione di quest’opera ma con scarsi risultati perché ritenuta molto complessa. È possibile analizzare i singoli elementi ma non complessivamente, secondo il loro parere. Diciamo che le due interpretazioni maggiormente tenute in considerazione sono le seguenti: la prima è la creazione dell’uomo che man mano diviene corrotto a causa dei suoi numerosi peccati e di conseguenza finisce all’inferno subendo torture; la seconda è il fatto che diversi moralisti contemporanei a Bosch ritenevano che la donna fosse la chiave che conducesse l’uomo a un’esistenza di lussuria e peccato, e dunque ciò potrebbe spiegare perché nel pannello centrale prevalgono figure femminili. 

Nonostante sia un’opera di difficile interpretazione, ne ho elaborato una mia: credo che Bosch volesse sottolineare il fatto che Dio abbia creato l’uomo e la donna in modo perfetto ma che poi entrambi si perdono strada facendo, nel corso della loro vita. Chi si dedica ai rapporti sessuali senza darne alcuna importanza, chi si lascia trascinare dal gioco d’azzardo finendo con lo sprecare e rovinare la propria vita e il risultato è che il conto arriva dopo. Ciò che Bosch vuole trasmettere è la perdita dei veri valori, invitando a riflettere su quali siano quelli davvero importanti; un invito a capire che si deve pensare prima alle proprie azioni per evitare di pentirsene solo successivamente. Illustra proprio ciò che accade dopo la morte se noi commettiamo dei gravi peccati. Questo dipinto mi fa molto pensare alla Divina Commedia perché Dante all’inferno scorgeva tutti coloro che avevano peccato in svariati modi e li vedeva soffrire, scontare la loro pena. E nell’ultimo pannello del Trittico accade la stessa cosa. 

Penso che Bosch sia stato un pittore dalle mente eccezionale per la sua enorme fantasia e perché era capace di mettere insieme elementi apparentemente macabri e strani che se osservati con attenzione rivelavano delle cose di notevole spicco. Il “Trittico del giardino delle delizie” suscita per prima cosa angoscia e penso che il primo intento di Bosch fosse esattamente questo per poi comunicare qualcos’altro, poiché si deve andare ben oltre i bizzarri scenari. 

Se avete altre richieste, non esitate a farle, sarò lieta di leggerle e di assecondarle.

Un abbraccio a tutti! 🙂 

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7 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Vincenzo
    Lug 22, 2017 @ 01:47:21

    Grazie per questa dettagliatissima analisi del dipinto forse più celebre di Bosch… La tua lettura finale mi trova d’accordo e probabilmente c’era proprio un intento moraleggiante dietro un’espressione artistica visionaria come quella del trittico del giardino delle delizie… per il resto anch’io ho visto in quest’opera una versione dipinta e comunque originale della divina commedia… ciao

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  2. Enri1968
    Lug 22, 2017 @ 08:35:31

    Meraviglia!
    Un artista sempre da scoprire e riscoprire.

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  3. Alessandra Bianchi
    Lug 29, 2017 @ 11:36:34

    Sei stata bravissima ed esaustiva, Giulia! Complimenti e l’augurio di una bella giornata 🙂

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  4. Italo Bonassi
    Ago 08, 2017 @ 15:22:32

    Una vera delizia la lunga spiegazione, che posso chiamare un vero e proprio saggio

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