“Mendica”, Olindo Guerrini

Buonasera!

In questo articolo vorrei condividere con voi una poesia bellissima che mi ha sempre recitato mia nonna. Da bambina, quando andava a scuola, questa poesia la colpì molto per il significato e per le parole utilizzate dal poeta tanto da riuscire a ricordarla anche adesso che ha ottantun anni, parola per parola!

La poesia s’intitola “Mendica” e appartiene alla raccolta di 85 poesie, perlopiù sonetti, “Postuma” di Olindo Guerrini (conosciuto anche con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti) che fu pubblicata nel 1877 e riscosse notevole successo.


Ecco il testo:

“Mentre la ricca imbandigion levata

Tranquillo io me ne uscia,

Vidi una fanciulletta inginocchiata

Nel fango della via.

Colla veste cadente a brano a brano,
Pallida e macilente,

Implorava col pianto e colla mano

La pietà della gente.

In grembo le gittai qualche moneta
E dissi: – «o poveretta,

Torna alla madre tua che forse inquieta

Per te piange e t’aspetta».

Tremulo e mesto errar vidi un sorriso
Sulla sua bocca smorta,

E al cielo volgendo lo stremato viso

Disse: – «mia madre è morta».

Disse: – «mia madre è morta: io sondigiuna
E la stagione è cruda,

In terra a me non pensa anima alcuna:

Sono orfanella e ignuda».

Io sentii che talvolta ancor bisogna
Pianger dell’infelice,

E innanzi alla miseria ebbi vergogna

D’esser quasi felice”.

Io la trovo splendida. L’autore ha utilizzato delle parole piuttosto pungenti e non possono che commuovere. Personalmente, quando la leggo, mi viene la pelle d’oca. È così profonda e vera… Innanzitutto, si evince che colui che incontra la bambina è una persona ricca o comunque benestante. La cosa che più colpisce è vedere che perfino un uomo con una situazione agiata, nel vedere e rivolgersi a un’orfanella possa rendersi conto di cosa realmente significhi patire la fame, la sofferenza e dover chiedere l’elemosina; e per di più prova pudore per il fatto di essere felice e di avere degli agi. Chiaramente quest’uomo ha un buon cuore poiché purtroppo non tutte le persone benestanti sono capaci di vergognarsi quasi di ciò che possiedono e inoltre tendono ad evitare coloro che sono poveri perché credono di essere superiori. Tra l’altro, colpisce molto (ed è un particolare che ha colpito anche mia nonna) il “quasi” dell’ultima frase perché l’uomo riconosce di non essere pienamente felice dal momento che non è il denaro a donare la vera gioia. Se una persona arriva a provare vergogna, allora questo vuol dire che non è avara e che riesce a comprendere cosa sia la povertà. Quante volte ci capita di vedere dei bambini, di colore soprattutto, per strada che chiedono elemosina? Magari molti di loro sono orfani come la bambina della poesia.

Poi, trovo molto toccanti le espressioni che ha usato per far capire lo stato d’animo della piccola. Quando ad esempio dice “e al ciel volgendo lo stremato viso”. Da ciò si percepisce non solo la tristezza ma anche la fatica che la bambina affronta ogni giorno per cercare di racimolare qualche moneta e procurarsi da mangiare, e tra l’altro da sola poiché non ha una madre che la attende e che le dica cosa fare; tanto da avere un volto stanco, spento, esausto. Davvero meravigliosa. Aiuta a riflettere e ci prospetta uno scenario, un contesto desolante e avvolto dalla solitudine e dall’infelicità. È proprio vero che spesso le cose più malinconiche sono le più belle perché le si riesce a sentire dentro. Non so se l’abbiate letta tutti ma coloro che non l’hanno fatto, sono sicura che la apprezzeranno e che avranno un’opinione simile alla mia perché non si può non restare colpiti e capisco perfettamente la ragione per cui a mia nonna è rimasta impressa nella memoria.

Un bacio a tutti! 🙂

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. ciliegina
    Ago 02, 2017 @ 08:52:13

    Non la conoscevo, ma infatti colpisce al cuore. Mi ricorda un po’ la piccola fiammiferaia. Bella poesia molto commovente.

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