La tragedia secondo Aristotele

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Buonasera!

Voglio parlarvi di un argomento molto bello, ossia la tragedia e nello specifico vedere cosa Aristotele pensasse a riguardo. Il pensiero del filosofo in merito alla tragedia possiamo riscontrarlo ne “La poetica”, un’opera appartenente agli scritti della maturità e alle scienze poietiche che si occupano delle arti belle. In origine erano due libri ma purtroppo ci è pervenuta solo la prima parte e, tra l’altro, è andata perduta la parte in cui si concentra sulla commedia. L’argomento centrale è l’arte (imitazione della realtà), il quale è un modo per conoscere la realtà. Secondo Aristotele, la tragedia è la più alta forma d’arte con cui si rappresentano le passioni.

Egli per definire la tragedia disse testuali parole: “Tragedia è dunque imitazione seria e compiuta, avente una propria grandezza, con parola ornata, distintamente per ciascun elemento delle sue parti, di persone che agiscono e non tramite una narrazione, la quale per mezzo di pietà e paura porta a compimento la depurazione di siffatte emozioni”.

Il realizzarsi di una tragedia, che per Aristotele raggiunge la piena maturità con Eschilo, coincide con il realizzarsi della forma più completa e più potente di poesia (tragedia attica del II secolo). Dalla definizione si ricavano le sei parti di essa, ossia: il carattere, il pensiero e il racconto. Il filosofo intende per carattere ciò secondo cui affermiamo che chi agisce ha una sua qualità, per pensiero tutto ciò con cui parlando si dimostra qualcosa o si esprime un giudizio, per racconto la composizione dei fatti. Inoltre definisce anche il linguaggio che corrisponderebbe secondo lui alla composizione dei versi. Ad ogni modo, rimane sempre il racconto la parte più importante.

La tragedia deve possedere tre unità per manifestare l’ordine e l’armonia e dunque la bellezza del racconto. Tali unità sono:

  1. Unità di tempo (deve svolgersi in un solo giorno);
  2. Unità di luogo (deve verificarsi presso un solo luogo);
  3. Unità di visione (deve avere un unico tema).

Per Aristotele i personaggi agiscono sulla scena e non narrano, dev’essere l’azione a dire tutto ciò che serve (deve suscitare pietà e orrore); l’azione deve essere equilibrata per quantità (nè troppo lunga nè troppo corta). I personaggi, inoltre, non sono individui ma simboli che rappresentano qualità, passioni, aspetti dell’esistenza, eccetera.

La tragedia non riguarda vicende che sono accadute ma che possono accadere; gli spettatori vi si possono identificare, trascendere in essa degli insegnamenti morali. Essa suscita timore e pietà nello spettatore e nel lettore: timore per ciò che gli potrebbe succedere e pietà per colui a cui è accaduto qualcosa di terribile. Il protagonista soccombe non perchè è malvagio ma perchè non ha una chiara conoscenza delle conseguenze del proprio agire in relazione a quello degli altri uomini.

I personaggi sono persone comuni che vengono coinvolti in una vicenda di lacerazione e di sofferenze irrisolvibili, a causa di errori di valutazione che tutti potrebbero commettere e a causa di comprensione della realtà.

Il pensiero di Aristotele è piuttosto chiaro e lineare ed io sono d’accordo ma solo in parte poichè credo che tutte le forme d’arte siano favolose allo stesso modo. Quando avevo quindici anni, al secondo anno di liceo (dal momento che ho frequentato il liceo classico), ho avuto l’opportunità di assistere con la scuola alle tragedie greche che vengono rappresentate a Siracusa proprio all’anfiteatro, come venivano messe in scena un tempo ed è a dir poco emozionante. Si riesce a partecipare allo stato d’animo degli attori e a percepirlo perchè sembrano così veri. Tra l’altro, nel panorama greco ci sono delle tragedie spettacolari come quelle di Eschilo, di Sofocle o di Euripide. Ricordo di averne visto due, cioè “Filottete” di Sofocle e “Andromaca” di Euripide. Le trovo eccezionali. Purtroppo ho assistito solamente quell’anno alla rappresentazione delle tragedie ma, se fosse per me, parteciperei tutti gli anni perchè ne vale veramente la pena. Poi sarà anche perchè io amo il teatro in genere, da sempre. Le tragedie sono belle proprio perchè vogliono trasmettere un messaggio ed è così in tutte quante; non esiste una tragedia priva di insegnamento morale e questo, a mio parere, è uno dei fattori più importanti. Vi lascio con qualche foto delle rappresentazioni a Sicuracusa affinchè possiate vederne la bellezza; non a caso ogni anno arrivano persone da ogni parte del mondo per assistervi.

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Un abbraccio a tutti! 🙂

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Antonio
    Set 29, 2017 @ 18:43:18

    Con la tragedia lo spettatore può riflettere sulla natura umana da un punto di vista sempre nuovo, sorprendente, spesso quasi traumatico ma comunque travolgente, nonostante il passare dei millenni. La tragedia stupisce sempre e lo spettatore non è più lo stesso prima e dopo avervi assistito. Sono contento che ancora ci sia in rete qualcuno che ne sottolinei l’importanza.

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