Loving Vincent

Buongiorno!

Probabilmente guardando il titolo vi starete chiedendo cosa voglia dire. Ebbene, voglio parlarvi di un capolavoro che ho visto al cinema qualche sera fa, dedicato a Vincent Van Gogh. Loving Vincent è il titolo ed io l’ho amato davvero (anche se in realtà significa più “Con affetto, Vincent” dato che fa parte di una lettera). Ho sempre apprezzato questo artista ma vi assicuro che guardando questo lungometraggio, la mia ammirazione nei suoi confronti è cresciuta ulteriormente.

Questa è la locandina. Purtroppo, come avrete potuto leggere, è stato proiettato in via eccezionale solamente per tre giorni. Di fatti, non appena ho saputo che dovesse uscire ho controllato quasi tutti i giorni quando fosse possibile prenotare i biglietti online perché sapevo che sarebbero andati a ruba!

È qualcosa di nuovo perché, pensate, è un film interamente dipinto su tela. Circa 100 artisti, se non di più, hanno ridisegnato vari dipinti di Van Gogh per poi far loro prendere vita e per farlo hanno impiegato diversi anni. La cosa non mi stupisce e ne è valsa veramente la pena dal momento che il risultato è stato eccezionale.

La vicenda ruota intorno alla morte di Vincent e in particolar modo intorno ad una lettera da parte dello stesso per il fratello. Essa non è ancora stata consegnata al destinatario ed è un ragazzo che deve consegnarla. Grazie a ciò, quest’ultimo tenta di indagare sulla morte di Vincent, sulle ragioni per cui si fosse suicidato, parlando con varie persone che lo conoscevano. È molto toccante, anche perché appaiono delle lettere realmente scritte da Vincent e non solo. Da questo film non solo emerge la grandezza dell’artista ma anche la sua fragilità, la sua solitudine e la sua bontà. Era una persona piuttosto triste e tormentata a causa di alcuni eventi verificatisi in passato.

Questo lungometraggio mi ha suscitato emozione, commozione (alla fine stavo veramente per piangere) e fa un certo effetto vedere i dipinti più famosi di Van Gogh prendere vita; fra i tanti, “Notte stellata” ad esempio, e tanti altri.

L’unica pecca è proprio il fatto che è stato proiettato per pochissimo tempo quando invece, a mio parere, visto che si tratta di qualcosa di nuovo e splendido avrebbero dovuto proiettarlo per più giorni come accade per tutti i film al cinema; anche perché sarebbe stato un ottimo modo per riuscire a trasmettere l’arte e farla arrivare al cuore di ciascuno. Penso che questo film sia stato apprezzato tantissimo sia dalla critica sia da tutti coloro che sono andati a vederlo e credo anche (e spero con tutto il cuore) che in seguito al successo ottenuto, i creatori facciano altri film di questo tipo ispirati ad altri artisti. Un ottimo e valido modo di raffigurare l’arte perfino sul grande schermo. Se potessi, farei loro i complimenti personalmente.

Magari qualcuno di voi in quei giorni l’ha visto, lo spero vivamente. Intanto adesso vi lascio il trailer cosicché possiate comprendere di cosa sto parlando.

Un abbraccio a tutti! 🙂

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Estratto di una lettera di Cesare Pavese

Buonasera!

Voglio condividere con voi un estratto di una lettera scritta da Cesare Pavese, contenuta all’interno del suo Epistolario pubblicato in due volumi nel 1966. Vi riporto l’immagine:

Pavese scrive questa lettera a Giuseppe Vaudagna, probabilmente un amico, e ci propone una riflessione. Egli prova paura per il suo destino e quello del mondo intorno a sé. È come se ciascun fattore esterno gli provocasse sofferenza, tanto da dire che non possono venir fuori delle pagine scritte, neppure brutte ma piuttosto nevrosi o funerali. Ciò che dice è di estrema importanza poiché ci fa comprendere che già allora si provava malessere e si aveva timore per ciò che riservasse il proprio futuro. Il pezzo finale, poi, è molto bello perché l’amico Giuseppe una volta aveva forse detto all’autore che tutto ciò che accade, anche le cose più terribili sono in realtà delle esperienze che plasmano il nostro essere, la nostra persona; ma Pavese è contrario, definisce queste esperienze degli incubi, delle coliche e dei pugni sulla testa. Personalmente, io percepisco una sorta di diffidenza da parte di Pavese nei confronti dell’intero mondo che lo circondava ma, naturalmente, posso anche sbagliarmi. Ma in fondo, tutto ciò è piuttosto veritiero, specialmente ai giorni nostri. Tutti noi abbiamo paura di ciò che può riservarci o meno il futuro e, perché no, anche dell’ambiente circostante. Proviamo diffidenza molto spesso. Io riesco a capire lo stato d’animo di Pavese in questa lettera e nonostante utilizzi dei termini semplici per esprimere la sua malinconia, sono parole che toccano molto. A me senz’altro. Leggo in tali righe paura per il domani, semplicemente. Quante volte ci capita di rimanere delusi? Quante volte, soprattutto oggi come oggi, diciamo “Chissà cosa ne sarà di me”?

Credo che con questa lettera Pavese cercasse consolazione e conforto da parte dell’amico. E ne approfitto per dire quanto erano belle le lettere: quando si scrivevano, quando si attendeva la lettera di risposta. Com’era bello sapere che qualcuno dall’altra parte del mondo o della città si mettesse seduto e cominciasse a scrivere con tanto interesse e in molti casi con tanto amore. Avevano un fascino incredibile. Adesso si prediligono mezzi di comunicazione più rapidi ma in realtà era quello il mezzo di comunicazione per eccellenza.

Buonanotte e un bacio a tutti! 🙂

Charles Baudelaire, “L’amore e il Cranio”

Buonasera!

Ormai credo di dovermi rassegnare al fatto che posso scrivere solamente in questa fascia oraria, per il momento!

Adesso ci concentreremo sulla parentesi filosofica e lo faremo analizzando una poesia. Voi potrete chiedervi “Perché analizzare una poesia se si deve parlare di filosofia?”. Ebbene, l’autore è stato anche un grande filosofo e ciò traspare pienamente dal componimento che intendo proporvi. Si tratta di Charles Baudelaire e la poesia s’intitola “L’amore e il Cranio”, contenuta all’interno della raccolta “I fiori del male” (in francese “Les Fleurs du Mal” la cui prima pubblicazione risale al 25 Giugno del 1857. Baudelaire è ritenuto uno dei maggiori esponenti del XIX secolo e anticipatore del Decadentismo. Ma andiamo alla lirica:

“L’Amore sta assiso sul cranio dell’Umanità
e da quel trono profano, con riso sfrontato,

soffia gaio delle bolle rotonde che s’innalzano nell’aria,
quasi a raggiungere i mondi al fondo dell’etere.

Il globo fragile e luminoso prende un grande slancio,
scoppia e sputa la sua anima gracile come un sogno d’oro.

Odo il cranio, a ogni bolla, gemere e pregare:
“Quando finirà questo gioco feroce e ridicolo?”
Perché quel che la tua bocca crudele sparpaglia nell’aria,
mostro assassino, è il mio cervello,
il mio sangue, la mia carne!”

Da questa poesia emerge una critica all’amore, Baudelaire è contro tale sentimento. Lo trasforma in un elemento del tutto negativo che investe il “cranio”, inteso come l’umanità intera, appunto. Parla di un “trono profano”, quindi pensa che non ci sia nulla di sacro, di spirituale. L’autore sostiene che l’amore sia in grado di distruggere nel profondo l’essere umano poiché è fonte di sofferenze, di struggimento interiore tanto da definirlo un assassino. Di fatti, alla fine afferma che l’amore “sputa” il suo cervello, il suo sangue e la sua carne perché è come se avvenisse uno smembramento; il poeta si chiede inoltre quando tutto ciò possa giungere al termine visto il dolore provato. Tra l’altro, se notate, inizialmente parla di “bolle gaie” che raggiungono quasi l’etere. Filosoficamente parlando, l’etere è qualcosa di stupendo, un “universo” puro. Quindi, ciò cosa sta a significare? Che inizialmente l’amore s’insinua risultando bello, leggero e successivamente ci pugnala. Dunque, sarebbe solamente un’illusione.

Io non sono d’accordo su tutto ciò, ma vedete come Baudelaire è riuscito ad esprimere il suo pensiero mediante una lirica? Io la trovo eccezionale, sia per il modo in cui è scritta sia per gli accostamenti che ha fatto. L’intera raccolta vale la pena di essere letta, per quanto possa essere pessimistica, ma è come se Baudelaire aprisse a noi il suo cuore e la sua mente su vari aspetti dell’esistenza. Questa poesia può forse risultare cruda, cruenta ma sono proprio queste caratteristiche a renderla particolare, a mio parere.

Buonanotte, un abbraccio a tutti e perdonatemi ancora per la mia assenza! 🙂

La Camera delle Meraviglie di Palermo

Salve a tutti!

Scusate se per ora non sono molto presente ma ho finalmente iniziato l’università e quindi tra lezioni e quant’altro, a volte non riesco a dedicarmi con costanza agli articoli.

Ma andiamo a noi: ciò di cui voglio parlarvi è un luogo che si trova nella mia città e che ho visitato due settimane fa. Voglio condividere con voi la storia e la bellezza di tale luogo che, a me personalmente, ha lasciato incantata. Alcuni di voi staranno probabilmente pensando a Harry Potter leggendo il titolo dell’articolo perché sembrerebbe molto stile “La camera dei segreti” del secondo volume e film della celebre saga! Ma non si tratta di questo, vi assicuro che c’è molto di più.

Dunque, cominciamo col dire che la Camera delle Meraviglie è situata all’interno di un appartamento abitato da una coppia sposata e il figlio, forse piccolo. Il proprietario ha detto che inizialmente, quando stava prendendo la casa, essa era in condizioni disastrose tanto da suscitare il pianto della madre! D’altronde, si tratta di una casa situata nel centro storico di Palermo, per cui è chiaro che le condizioni precedenti non fossero delle migliori. Quindi furono avviati da parte del proprietario dei lavori di restauro ed è proprio qui che sta l’elemento più interessante. Durante i lavori di restauro di questa Camera, di cui non si riusciva a vedere nulla, il restauratore rimosse l’intonaco accorgendosi che sotto di esso si nascondeva qualcosa. Naturalmente ciò destò curiosità tanto in lui quanto nei proprietari e in effetti man mano, scoprirono che sotto vi era qualcosa di una bellezza incredibile. Adesso vi allego delle foto per poi procedere con il discorso:

Potete notare voi stessi che si tratta di qualcosa di magico quasi e in effetti è vero! Si resta a bocca aperta dinanzi a questo spazio blu ma la prima cosa che salta all’occhio sono le scritte presenti lungo le pareti e, se farete attenzione (non so se dalle foto si riesce a vedere), vi renderete conto che esse sono tutte uguali. Il proprietario ha detto che si sono recati presso la Camera studiosi provenienti da diverse parti del mondo ovvero da Bonn, dalla Francia, dall’Inghilterra, eccetera. Questi cercarono di capire a quando risalisse tutto ciò e soprattutto quale fosse il valore e anche il significato delle scritte. Come vi dicevo prima, vi è veramente qualcosa di magico poiché gli studiosi pensarono che in precedenza in quel luogo si fossero verificati dei riti magici ma si scoprì in seguito, mediante accurate ricerche e analisi, che si trattava in realtà di un luogo destinato alla meditazione. E questo lo si evince dal fatto che le scritte si ripetono allo stesso modo e sono quindi una sorta di mantra, che è tra l’altro rivolto a Dio, per cui è di carattere prettamente spirituale. È ricorrente il numero sette (le righe delle scritte, tre porte a due “ante” e quella d’ingresso ad una sola “anta”) che nella Bibbia è simbolo di equilibrio, completezza, infinito ed è chiaramente un simbolo religioso molto importante. Ma non è finita. Sui bordi del soffitto vi sono delle lucerne con delle fiammelle e anche queste hanno una chiara valenza religiosa, spirituale. Inoltre, il soffitto è totalmente blu privo di disegni o scritte poiché gli studiosi credono che l’intera Camera vista dal basso verso l’alto rappresenti l’elevazione verso il cielo e il raggiungimento di Dio.

Perfino Vittorio Sgarbi visitò la stanza e l’intero appartamento rimanendone stupito e deliziato. Addirittura ha detto che lo stile liberty presente nelle altre stanze (ad esempio gli affreschi) sono di una raffinatezza che lui non aveva mai visto prima! Capirete che ci troviamo dinanzi a un tesoro, a un gioiello vero e proprio. Si pensa risalga alla prima dominazione araba ma comunque alcuni aspetti sono ancora da chiarire e gli studiosi stanno cercando di approfondire sempre più. La Camera deve ulteriormente essere ristrutturata.

Essa è situata, come affermavo, nel cuore del centro storico. Precisamente in via Porta di Castro, numero 239.

È possibile visitarla solo in determinati giorni ma ad ogni modo avviene spesso. Per accedervi bisogna pagare un biglietto che ha il costo di sette euro, ma ne vale veramente la pena poiché si respira aria di purezza e di pace, oltre a restarne ammaliati.

Personalmente, l’ho apprezzata tantissimo e ritengo sia un luogo da custodire bene e da “conservare” semplicemente come oggetto di mostra, di visione da parte della gente perché è talmente bella e profonda di significato che sarebbe un peccato adibirla ad una funzione qualunque, ad esempio un salotto o una camera in cui dormire.

Se vi capita di venire a Palermo, vi consiglio di passare a vederla perché non ve ne pentirete.

Buonanotte e un abbraccio! 🙂

Lungo un tunnel

“Lungo un tunnel l’oscurità
Mi avvolge;
Sono stanca, respiro a fatica ma
Proseguo il mio cammino;
Nessun punto di riferimento, nessuna luce;
Mi ritrovo da sola con il peso dei miei timori, con la malinconia nel cuore;
Nessun volto, nessuna voce;
Guardo dietro di me ma ciò che vedo è solamente buio;
Poggio le mani sulle pareti poiché sento che qualcosa mi sta lentamente risucchiando;
Giunta in fondo noto un bagliore, una fioca luce che nonostante tutto mi dà speranza;
La seguo ma non riesco a raggiungerla, si allontana sempre più da me;
Cado per terra stremata, l’aria inizia a venir meno ma un attimo dopo avverto un’incredibile leggerezza;
La leggerezza di una nuova brezza, di un nuovo respiro, di un nuovo spazio”.

Giulia

De brevitate vitae di Seneca

Buonasera!

Anche Seneca fu un grande filosofo, esponente della corrente filosofica dello Stoicismo. Ciò su cui voglio riflettere con voi è il “De brevitate vitae”, ottavo libro dei Dialoghi, una raccolta di opere filosofiche composta da dieci libri.

Nel “De brevitate vitae”, Seneca ci parla appunto, come dice il titolo stesso, della brevità della vita, della sua caducità. Si sofferma sul tempo e sul modo in cui il saggio, ossia il sapiens, dovrebbe impiegarlo. Spesso accade che gli uomini pensano più a quanto sia breve la vita e a riempirla di elementi futili anziché farne tesoro e trascorrerla nel miglior modo possibile. Spesso gli uomini cercano di inseguire o ottenere qualcosa che magari alla fine non esiste. Seneca invita a tal proposito tutti gli uomini, sia ricchi che poveri, a far un buon utilizzo della propria esistenza e di valutarne piuttosto non la quantità ma la qualità.

Personalmente, sono d’accordo. Quante volte succede di spendere il tempo ad arrabbiarsi con gli altri, a crogiolarsi in problemi che talvolta capita di ingigantire, a preoccuparsi troppo della gente ma soprattutto a pensare? Perché si sa che pensare troppo non è mai positivo. Con questo non voglio dire che non bisogna pensare ai propri problemi, ma quantomeno che siano problemi reali e affrontarli con coraggio. La vita va vissuta pienamente in ogni istante perché in fondo è quasi un battito di ciglia. Il “De brevitate vitae” è tra i miei dialoghi preferiti di Seneca poiché spiega esattamente qual è il problema di molti, ovvero dare la vita per scontata. Pensiamo a tutte quelle persone che non si curano della propria salute lasciando scorrere tutto quanto. Ciò accade perché per prima cosa non si ha abbastanza considerazione di se stessi e in secondo luogo dell’esistenza in sé, quando basterebbe davvero poco.

Per cui agiamo e viviamo di più, dando maggior valore alla nostra vita, e pensiamo meno. Può farci solo del bene.

Un abbraccio a tutti! 🙂