Charles Baudelaire, “L’amore e il Cranio”

Buonasera!

Ormai credo di dovermi rassegnare al fatto che posso scrivere solamente in questa fascia oraria, per il momento!

Adesso ci concentreremo sulla parentesi filosofica e lo faremo analizzando una poesia. Voi potrete chiedervi “Perché analizzare una poesia se si deve parlare di filosofia?”. Ebbene, l’autore è stato anche un grande filosofo e ciò traspare pienamente dal componimento che intendo proporvi. Si tratta di Charles Baudelaire e la poesia s’intitola “L’amore e il Cranio”, contenuta all’interno della raccolta “I fiori del male” (in francese “Les Fleurs du Mal” la cui prima pubblicazione risale al 25 Giugno del 1857. Baudelaire è ritenuto uno dei maggiori esponenti del XIX secolo e anticipatore del Decadentismo. Ma andiamo alla lirica:

“L’Amore sta assiso sul cranio dell’Umanità
e da quel trono profano, con riso sfrontato,

soffia gaio delle bolle rotonde che s’innalzano nell’aria,
quasi a raggiungere i mondi al fondo dell’etere.

Il globo fragile e luminoso prende un grande slancio,
scoppia e sputa la sua anima gracile come un sogno d’oro.

Odo il cranio, a ogni bolla, gemere e pregare:
“Quando finirà questo gioco feroce e ridicolo?”
Perché quel che la tua bocca crudele sparpaglia nell’aria,
mostro assassino, è il mio cervello,
il mio sangue, la mia carne!”

Da questa poesia emerge una critica all’amore, Baudelaire è contro tale sentimento. Lo trasforma in un elemento del tutto negativo che investe il “cranio”, inteso come l’umanità intera, appunto. Parla di un “trono profano”, quindi pensa che non ci sia nulla di sacro, di spirituale. L’autore sostiene che l’amore sia in grado di distruggere nel profondo l’essere umano poiché è fonte di sofferenze, di struggimento interiore tanto da definirlo un assassino. Di fatti, alla fine afferma che l’amore “sputa” il suo cervello, il suo sangue e la sua carne perché è come se avvenisse uno smembramento; il poeta si chiede inoltre quando tutto ciò possa giungere al termine visto il dolore provato. Tra l’altro, se notate, inizialmente parla di “bolle gaie” che raggiungono quasi l’etere. Filosoficamente parlando, l’etere è qualcosa di stupendo, un “universo” puro. Quindi, ciò cosa sta a significare? Che inizialmente l’amore s’insinua risultando bello, leggero e successivamente ci pugnala. Dunque, sarebbe solamente un’illusione.

Io non sono d’accordo su tutto ciò, ma vedete come Baudelaire è riuscito ad esprimere il suo pensiero mediante una lirica? Io la trovo eccezionale, sia per il modo in cui è scritta sia per gli accostamenti che ha fatto. L’intera raccolta vale la pena di essere letta, per quanto possa essere pessimistica, ma è come se Baudelaire aprisse a noi il suo cuore e la sua mente su vari aspetti dell’esistenza. Questa poesia può forse risultare cruda, cruenta ma sono proprio queste caratteristiche a renderla particolare, a mio parere.

Buonanotte, un abbraccio a tutti e perdonatemi ancora per la mia assenza! 🙂

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. marcello comitini
    Ott 26, 2017 @ 19:48:29

    Mi fa molto piacere che tu abbia scritto sui “I Fiori del Male” di Baudelaire!
    Chi volesse leggere una traduzione moderna eppure rispettosa dello spirito Baudelariano, tanto che è riuscita a mettere in luce gli aspetti sino ad adesso sottovalutati, non ha che acquistare questa edizione da me tradotta
    http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/311438/les-fleurs-du-mal/

    Grazie dell’ospitalità

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