Il mito di Orfeo ed Euridice 

Buonasera! 

Oggi voglio parlarvi di uno dei miti più belli: quello di Orfeo ed Euridice tratto dalle Georgiche di Virgilio e presente anche nelle Metamorfosi di Ovidio. 

“E. Delacroix, “Orfeo ed Euridice”, 1862″

Orfeo, figlio della musa Calliope, era un bravissimo suonatore di lira, mentre Euridice era un’incantevole ninfa. I due erano molto innamorati. Tuttavia il loro amore fu stroncato in seguito al fatto che Aristeo, un figlio del dio Apollo, iniziò ad invaghirsi di Euridice, tanto da spaventarla quasi e infastidirla con i suoi atteggiamenti, peraltro insistenti. Un giorno, fuggendo da lui, cadde su un serpente velenoso che la morse conducendola alla morte. Alla notizia della morte della sua amata, Orfeo volle cercare di recarsi negli inferi per incontrare il re Ade e la regina Persefone, nella speranza di poter riportare in vita la ninfa. Per fare ciò, dovette affrontare delle prove, o per meglio dire Caronte che, come sappiamo anche grazie alla Divina Commedia, si occupava di traghettare le anime e Cerbero, il cane a tre teste che faceva da guardia agli inferi. Fortunatamente, Orfeo riuscì a distrarli con il suono della lira, giungendo poi presso i sovrani. Persefone, commossa dai gesti del giovane, decise di dargli una possibilità che consisteva nel prendere per mano Euridice e condurla fuori dagli inferi, a patto di non voltarsi a guardarla finchè non fossero usciti completamente. Ma lui, ingenuamente, la guardò pensando di trovarsi già fuori e in quel momento Euridice si dissolse per sempre. In seguito, Orfeo, infelice, continuò a suonare la sua lira per sette mesi versando copiose lacrime. 

È molto commovente e straziante. Ciò che voglio farvi leggere, in particolar modo, è un pezzetto teatro dalla tragedia intitolata “Fabula di Orfeo ed Euridice” di Angelo Poliziano: 

“Segue poi UN PASTORE ad Orfeo così:

 <<Crudel novella ti rapporto, Orfeo:

che tuo ninfa bellissima è defunta.

Ella fuggiva l’amante Aristeo,

ma quando fu sopra la riva giunta,

da un serpente venenoso e reo

ch’era fra l’erb’e fior, nel piè fu punta:

e fu tanto possente e crudo el morso

ch’ad un tratto finì la vita e ‘l corso.>>

 

ORFEO:

 <<Dunque piangiamo, o sconsolata lira,

ché più non si convien l’usato canto.

Piangiam, mentre che ‘l ciel ne’ poli agira

e Filomela ceda al nostro pianto.

O cielo, o terra, o mare! o sorte dira!

Come potrò soffrir mai dolor tanto?

Euridice mia bella, o vita mia,

senza te non convien che ‘n vita stia. […]>>”

Chiaramente poi continua ma questa è la parte che più mi è rimasta impressa. Si tratta del momento in cui un pastore annuncia ad Orfeo la morte di Euridice. La frase che più mi ha colpito è l’ultima: “Euridice mia bella, o vita mia, senza te non convien che’n vita stia”. Riesco a percepire lo struggimento che prova il giovane, la sua disperazione tanto da volerla raggiungere anche lui. Penso che il messaggio che voglia trasmettere questo mito, o meglio Virgilio e Ovidio, sia il fatto che quando ci viene data una possibilità, bisogna saperla cogliere nel miglior modo senza lasciarla sfuggire, nemmeno a causa di piccolezze. 

Un bacio a tutti! 🙂 

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Cristalli in Ombra

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Vi starete senz’altro chiedendo a cosa alluda il titolo “Cristalli in ombra”.

Vi spiego subito: io e il mio fidanzato, Antonio, dal momento che abbiamo gli stessi interessi e la passione per la cultura, abbiamo deciso di aprire insieme un altro blog in cui parleremo di poesia (pubblicheremo anche poesie o altri testi scritti da noi), di letteratura, di natura (la quale è strettamente legata alla cultura), ed io mi occuperò anche di arte e di antropologia. Sono sicura che anche quest’ultima disciplina potrà essere di vostro gradimento; difatti, ho già scritto un articolo introduttivo riguardo a essa. Un elemento importante di questo blog sarà soprattutto la ripresa delle antiche poesie medievali, per intenderci, quelle della Scuola Poetica Siciliana di cui, purtroppo, quasi nessuno parla più; cercheremo di farle conoscere a tutti con un linguaggio accessibile, facendone una parafrasi e spiegandone il contenuto, chiaramente da un punto di vista personale, così da riportare in alto gli antichi valori che da esse si sprigionano.

Abbiamo scelto il nome “Cristalli in ombra” per il blog poiché, come ben sapete, molto spesso la bellezza e le meraviglie che ci circondano vengono celate, specie a causa di tante distrazioni che vi sono oggi, ad esempio la tecnologia che magari può porre un muro invisibile di cui talvolta non ci rendiamo neanche conto.

Spero apprezzerete gli argomenti propinati anche in quest’altro blog, mi farebbe tanto piacere. Ecco il collegamento diretto: Cristalli in Ombra

Inoltre, volevo dirvi che ho anche creato una pagina Facebook per Libero Emisfero di cui vi lascio subito il collegamento e, se volete, mettete un mi piace: Pagina Facebook Libero Emisfero

A presto! 🙂

Aristotele e San Tommaso d’Aquino: l’intelletto tra divinità e umanità.

Buonasera!

Come promesso, in questo articolo ci concentreremo sull’intelletto, ovvero la chiave di tutta la filosofia; in particolar modo, analizzeremo il pensiero di Aristotele e San Tommaso in merito a ciò.

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Platone affermò, prima del suo allievo Aristotele, che l’anima umana è in grado di cogliere le Idee eterne che fungono come modello per gli oggetti sensibili. Aristotele invece cambiò totalmente la prospettiva, la quale si mantenne fino al medioevo con Tommaso d’Aquino.

Vi siete mai soffermati sul fascino del processo conoscitivo? In sintesi, come facciamo a stabilire che una foglia qualsiasi, diversa da tutte le altre, rientri nel “gruppo” delle foglie, anche se le foglie che costellano i nostri marciapiedi hanno le forme più dissimili?

No, in realtà molto spesso non ce lo chiediamo. Lo diamo per scontato. Eppure se ci pensate è tutt’altro che un discorso semplice.
Aristotele diede il suo importantissimo contributo per far luce sul mistero. La sua intuizione ebbe risvolti in tutti i campi, scientifici ma anche persino religiosi prima ancora che il Cristianesimo nascesse.
Immaginate una luce. Sì, conoscete sicuramente l’espressione “la luce dell’intelletto”. Questa luce, secondo l’antica teoria, proviene dal Primo Motore Immobile, quell’entità che poi i Cristiani e San Tommaso d’Aquino chiameranno Dio. Ebbene, da Dio emana una luce che illumina gli oggetti sensibili. Illuminando tali oggetti, pervadendoli con la sua essenza, ne rivela i tratti universali. Ecco perché, secondo gli antichi, noi vediamo una foglia in particolare, ma riusciamo ad associarla al gruppo delle “foglie” in generale. Questo significa che il processo conoscitivo dell’uomo procede per tappe. Il primo “step” è la percezione che abbiamo degli oggetti attraverso i sensi. La nostra percezione sensibile però ha bisogno di interagire con l’intelletto agente divino affinché i dati sensoriali (che da soli sarebbero solo un insieme disordinato di informazioni) giungano a contemplare le Idee, cioè le specie universali.

Tutto questo può sembrare complicato. Facciamo allora un altro esempio. Passeggiamo per strada e incontriamo un cagnolino; ma come facciamo a capire che appartiene alla specie dei cani? I nostri sensi infatti percepiscono solo il colore bianco del suo manto, la quantità di zampe che possiede, il colore dei suoi occhi e così via. Per arrivare all’idea generale di “cane” (alla quale appartengono razze molto diverse fra loro) l’intelletto umano, in armonia con il suddetto intelletto agente, unisce tutte queste percezioni e fa luce sui dati sensibili rivelandone il substrato universale.

Questa teoria ebbe un seguito vastissimo e influenzò profondamente la cultura europea.
E voi che ne pensate? Vi sembra ancora attuale o è solo un retaggio del passato?
Un bacio a tutti! 🙂

Libero Emisfero

Buon pomeriggio!

Come state? Scusatemi immensamente per la mia assenza ma in questo periodo vado sempre di corsa e inoltre sto anche studiando per gli esami. Se aggiorno il blog di rado è per questo motivo!

Spero abbiate iniziato bene questo nuovo anno e, a proposito, questo è il primo articolo del 2018 (che vergogna!).

Oggi voglio mostrarvi un’immagine che ho sempre adorato ed estremamente significativa per me. Voglio rendervela chiara e dirvi anche un’altra cosetta.

Ecco l’immagine:

“Fonte immagine: Google”

Emisfero sinistro: “Io sono l’emisfero sinistro. Sono uno scienziato. Un matematico. Amo il familiare. Io categorizzo. Io sono preciso. Lineare. Analitico. Strategico. Sono pratico. Sempre sotto controllo. Un maestro delle parole e del linguaggio. Realistico. Calcolo le equazioni e gioco con i numeri. Sono ordine. Sono logica. So esattamente chi sono”.

Emisfero destro: “Io sono l’emisfero destro. Sono la creatività. Uno spirito libero. Sono passione. Bramosia. Sensualità. Sono il suono delle risate fragorose. Sono il gusto. Sono la sensazione della sabbia sotto i piedi nudi. Sono il movimento. I colori vividi. Sono l’urgenza di dipingere su una tela vuota. Sono l’immaginazione sconfinata. Arte. Poesia. Io percepisco. Io sento. Sono tutto ciò che volevo essere”.

Bene. Cosa suscitano in voi quest’immagine e queste parole? A me suscitano stupore e meraviglia. Ognuno ha in noi entrambe le parti con la differenza che magari una persona può possedere più facoltà inerenti all’emisfero sinistro e un’altra all’emisfero destro o viceversa. Non oserei definirli, come spesso fanno in molti, razionale (emisfero sinistro) e irrazionale (emisfero destro) poiché in quest’ultimo non ci vedo nulla di irrazionale, anzi. Ci vedo la bellezza e la voglia di non arrendersi che sono le cose che ci aiutano ad andare avanti giorno per giorno. L’emisfero destro è quella parte di noi che trova sempre la forza di riprovarci e di inventare. L’emisfero sinistro è più logico magari ma non per questo è più razionale dell’altro. Dunque, a mio parere, sono entrambi razionali ma in modo differente e credo che noi necessitiamo di entrambi. Laddove vi è l’eccesso di uno, chiaramente è corretto che entri in gioco l’altro per equilibrare il tutto.

Vi starete chiedendo quale sia la cosa che volevo dirvi e perché ho scelto quel titolo per questo articolo. La ragione è questa: dal momento che il mio blog è una fusione di logica, precisione, creatività e splendore che voglio propinarvi e trasmettervi ogni volta, e visto che il nome di questo blog è piuttosto lungo, ho deciso di cambiarlo in “Libero Emisfero”; libero per riprendere anche il titolo attuale. Credo che “Scrittore è colui che decide di essere libero” sia splendido ma magari difficile da ricordare. Occorre qualcosa che resti impresso nella mente di ciascuno e che possa divenire un punto di riferimento. Per cui, d’ora in poi sappiate che il suo nome sarà il titolo dell’articolo. Probabilmente, dal momento che sono tanto legata al titolo attuale, vedrò di inserirlo da qualche altra parte o in qualche altro modo!

In ogni caso, l’immagine che vi ho proposto oggi anticipa un po’ il prossimo articolo di filosofia che sto preparando che riguarderà l’ intelletto. Non aggiungo altro!

Un abbraccio a tutti voi! 🙂