Caravaggio-L’anima e il sangue

Buon pomeriggio!

Oggi intendo parlarvi di un film che ho visto al cinema nel mese di Febbraio e che hanno deciso di riproporre il 27 e il 28 Marzo per via del successo riscosso, un po’ come era stato per “Loving Vincent” la cui proiezione ha avuto luogo solo in alcuni giorni in particolare. Sto parlando di “Caravaggio-L’anima e il sangue”, distribuito da Nexo Digital anch’esso.

locandina

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Manuel Agnelli in una parte del film

Intanto, come tipologia è totalmente diverso da “Loving Vincent”, ad esempio. Quest’ultimo era dipinto a mano, mentre quello di Caravaggio è impostato in modo differente. Vi è la voce narrante di Manuel Agnelli il quale racconta la sua storia dall’inizio, dato che egli incarna il pittore stesso. Vengono mostrati i dipinti più importanti e di tanto in tanto viene fatta una ricostruzione dei fatti ponendo al centro proprio la figura di Agnelli in quanto interprete: nei suoi momenti più malinconici, nei suoi momenti di rabbia e di sconforto. In questo film viene dato tanto spazio all’espressività (ad esempio nel dipinto “Medusa” che non a caso è stato scelto anche per raffigurare la locandina) di cui sono intrise le opere del pittore ma anche all’espressività stessa del protagonista. Vengono mostrate perfino delle attrici che interpretano il ruolo delle concubine di Caravaggio. Alcune parti sono dedicate ad esperti di arte che parlano delle varie opere ed è piacevole ascoltare le loro opinioni. Dunque, lo si potrebbe definire un film-documentario.

Devo dire che mi è piaciuto molto però penso che lo avrei apprezzato anche senza la comparsa del protagonista. Magari sarebbe bastata la voce narrante, i vari dipinti dell’artista e le parti riservate al documentario. Inoltre, purtroppo, in alcuni istanti non riuscivo a capire cosa dicesse Agnelli poichè talvolta sembrava non scandisse bene le parole. Ad ogni modo, lo consiglio perchè è davvero interessante ed è possibile vedere anche i luoghi in cui si trovano i dipinti. Tra l’altro, si evince che anche Caravaggio aveva una certa sensibilità ed è sempre bello scoprire questo lato, specie in un pittore come lui che veniva da molti malvisto per la sua “aggressività” e per la sua sfacciataggine.

Sono felice che finalmente si sia deciso di dare spazio al mondo dell’arte nei cinema, anche se mi piacerebbe se venissero proiettati per più giorni, come accade per un normale film. Sarebbe senz’altro molto più bello perchè in questo modo non si avrebbe la fretta di andarlo a vedere solo nei giorni stabiliti e con l’ansia di non riuscire a trovare dei posti disponibili! Nel caso non l’abbiate ancora visto, vi inserisco il collegamento diretto al trailer e sono certa che tra non molto sarà possibile trovarlo anche in streaming (come Loving Vincent che ho avuto l’immenso piacere di rivedere l’altra sera): Trailer “Caravaggio-L’anima e il sangue”.

Un bacio a tutti! 🙂

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Gli indifferenti di Alberto Moravia

Salve! 

Stasera voglio parlarvi di un romanzo che ho letto diverso tempo fa e che vi invito a leggere se non lo avete fatto. Mi riferisco a “Gli indifferenti” di Alberto Moravia. 

È un libro che a dirvi la verità non ho apprezzato subito dopo averlo letto ma solo con il tempo. La vicenda ruota attorno a quattro personaggi principali: Mariagrazia, i figli Carla e Michele e l’amante Leo. L’ambiente è di tipo borghese. Leo, di nascosto all’amante Mariagrazia cerca di approfittare di sua figlia Carla ma quest’ultima riesce a liberarsi in tempo. Leo agisce per interesse, in modo che in seguito la villa di questa famiglia possa andare nelle sue mani. Nel frattempo un’amica di Mariagrazia tenta di provarci con il figlio Michele, il quale resta indifferente alle avances della donna. Il tutto avviene in un clima di indifferenza, appunto. Il romanzo è scritto con un linguaggio abbastanza semplice e certe volte potrebbe risultare grezzo. Ma andiamo al cuore di questo libro e del titolo stesso che è molto importante: ciò che Moravia intendeva comunicarci è la bassezza della classica gente benestante, “borghese” appunto, che in realtà è molto superficiale e indifferente dinanzi a ciò che accade nella vita di tutti i giorni e che agisce secondo un tornaconto personale, nient’altro. Chiaramente non tutta la gente benestante è in questo modo ma, purtroppo, anche oggi se notate esistono certe persone. Hanno la cosiddetta puzza sotto il naso e poi si scopre che nella vita quotidiana magari sono degli individui piuttosto banali e meschini. Ecco, Moravia riesce a trasmettere tutto ciò in modo chiaro, trasparente perché alla fine i personaggi di cui parla sono quasi insignificanti, tanto che poi Leo fa una proposta di matrimonio a Carla e questa non si sa se accetterà poiché non è specificato. Dunque, sono anche privi di personalità per certi versi. 

A mio parere, è una di quelle letture che fanno comprendere tanto ma che non sono gradevoli se non con il passare del tempo, quando si ha qualche anno in più. Certamente, non lo definirei un libro adolescenziale, fermo restando che può comunque risultare istruttivo. Ma sono convinta che si apprezzi maggiormente da adulti. Siete d’accordo? Lo avete mai letto? 

Un abbraccio a tutti! 🙂 

Fìlos-Sofìa

Buonasera a tutti, rieccomi qui! 

Non intendo propinarvi un argomento filosofico ma piuttosto di riflettere sul termine “filosofia” e non solo.
Il termine filosofia deriva dal greco “φίλος”, che significa amore, e dal greco “σοφία” che significa “sapere”; dunque, amore per il sapere, per la conoscenza. 

Ma siamo sicuri che il sapere, la sete di conoscenza sia sempre positiva? Come tutti gli ambiti, è opportuno avere una giusta misura. Spesso, difatti, la cosa rischia di sfuggire di mano. Molti, per amore della cultura, si distaccano da altro, per esempio dall’amore o dall’aspetto religioso. Peraltro, una cosa molto curiosa in cui mi sono sempre imbattuta a eccezione di una volta, è il fatto che tutti i professori di filosofia che ho conosciuto, erano atei. È soltanto una coincidenza secondo voi? È possibile ma non vi è alcuna certezza. Purtroppo c’è da dire che la conoscenza può risultare un’arma a doppio taglio quando è troppa. Ma non voglio fare di tutta un’erba un fascio. Sostengo infatti che tutto ciò sia soggettivo, che dipenda dalla persona. Può variare da un individuo all’altro. Di sicuro, potrei farvi tanti esempi di persone che hanno una cultura, una conoscenza sconfinata ma che nonostante tutto mantengono la propria umiltà, l’amore per tante altre cose. Perché in tanti credono che la cultura sia la sola cosa alla quale si debba aspirare, l’unico obiettivo. Penso piuttosto che in tal modo si finisca per diventare avidi di conoscenza, superficiali e noncuranti delle relazioni interpersonali e quant’altro. 

Semplicemente, ci vuole rettitudine. Perfino innumerevoli filosofi erano atei! Non ho mai compreso bene questo distacco da Dio. O meglio, nonostante io adori la filosofia, mi rendo conto che molti filosofi con il loro pensiero e le loro tesi, volessero quasi sostituirsi a Dio poiché sostenevano che l’essere umano fosse superiore in tutto. Dunque, possiamo parlare di una visione antropocentrica come di fatto accadde nel periodo dell’Umanesimo. Invece credo che le due cose, umanità e divinità, debbano essere conciliate. Fermo restando che bisogna essere in grado di riconoscere che Dio è chiaramente superiore all’uomo, altrimenti non sarebbe mai finito in croce per noi tutti. 

Per cui, la chiave è saper utilizzare bene la propria mente cercando di indirizzarla sempre sul sentiero corretto, a mio parere. D’altra parte, a voi piacerebbe godere della compagnia di una persona che abbia una cultura notevole sapendo che è indifferente a tutti gli altri fattori che lo circondano? A me personalmente no. Non me ne farei nulla di qualcuno che è pieno sotto un aspetto e vuoto di tutti gli altri. Ovviamente, ognuno ha il suo parere, ci mancherebbe. Voi che ne dite?

Un grande abbraccio e buonanotte! 🙂

Rupi Kaur, “Milk and Honey” 

Buon pomeriggio! 

Oggi voglio condividere con voi una poesia estremamente semplice ma che, a parer mio, va dritta al cuore per il suo significato. Non saprei quale sia il titolo ma è tratta dal libro “Milk and Honey” della giovane poetessa indiana Rupi Kaur. In questa raccolta parla molto apertamente e soprattutto a nome delle donne, di ciò che talvolta sono costrette a subire (specie in paesi dalle differenti tradizioni) e della loro immagine agli occhi della società; perché la donna deve sempre apparire perfetta e mai con qualche imperfezione (nel libro fa riferimento perfino ai peli e al fatto che le donne devono sentirsi libere di esibire qualche pelo di troppo sulle gambe talvolta!). Inoltre, si concentra anche sul rapporto con il padre. 

Alcune poesie possono risultare banali anche per il modo in cui sono scritte però c’è un significato dietro e questo è molto bello. Ma vi lascio al testo della poesia: 

“Mi avevi forse presa per una città

abbastanza grande per una gita nel week end

io sono il sobborgo

che tu non hai mai sentito nominare

ma che attraversi sempre

non ci sono insegne al neon

niente grattacieli né statue

però c’è il tuono

perché io faccio tremare i ponti

non sono l’hot dog del baracchino ma confettura

artigianale

tanto densa da incidere la cosa

più dolce che le tue labbra tocchino

non sono le sirene della polizia

sono lo scoppiettio di un camino

ti brucerei eppure tu

non sapresti distogliere lo sguardo da me

perché nel farlo sarei talmente bella

che arrossiresti

non sono una camera d’albergo sono una casa

non sono il whisky che tu vuoi

sono l’acqua che ti serve

non avanzare pretese

e non provare a fare di me una vacanza”

Stavolta lascio a voi la parola, specie alle donne, perché voglio sapere cosa vi trasmettono questi versi alla prima lettura. Io li trovo davvero belli e direi che fanno riflettere.

Un abbraccio! 🙂