Verità

Buongiorno!

A proposito di filosofia, l’altra sera ho avuto modo nella chiesa che frequento di parlare con un docente di filosofia, Giuseppe Savagnone (può darsi che lo conosciate, ha anche scritto diversi libri), ormai in pensione e che ha insegnato per quarantun anni. Si è parlato anche della verità.

Spesso crediamo di poter trovare la verità al di fuori, ma in fondo è in noi stessi. Molte volte fuggiamo dalla nostra persona, temiamo di guardarci allo specchio. Perché cerchiamo rifugio negli altri talvolta e non ci confrontiamo, non ci mettiamo a nudo con noi stessi?

Molte persone restano ancorate al passato, incapaci di vivere il presente poiché non scavano a fondo nel loro cuore. Ma come facciamo a stare insieme agli altri se prima non siamo capaci di comprendere, stare con la nostra persona e di ricercarne la verità?

Questo non è il solo argomento di cui si è parlato all’incontro ma mi ha fatto molto riflettere anche perché magari, talvolta, non ci amiamo o non lo facciamo abbastanza. Abbiamo dei pregiudizi su ogni nostro aspetto e possibilmente neanche ce ne accorgiamo. E allora dovremmo imparare a riconoscerci, ad apprezzarci di più.

Se ci pensate, è ciò che i filosofi hanno fatto per una vita intera: ricercare la verità. La famosa “quete” francese. Gran parte di loro l’ha trovata, non è una cosa semplice ma come in tutte le cose nella vita, occorrono costante impegno e dedizione. Prima di tutto, bisogna volerlo. Trovare questa verità consente di vivere felici e in modo migliore.

La verità è direttamente proporzionale alla nostra interiorità, per dirlo in maniera scientifica.

Ci tenevo ad affrontare con voi questo argomento. E approfitto per lasciarvi il collegamento diretto al sito sul quale Savagnone (insieme ad altri) scrive delle rubriche molto belle e profonde, per chi volesse dargli un’occhiata: TUTTAVIA .

Un abbraccio e a presto!

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Sícílíë pittura fiamminga

Buonasera a tutti!
Voglio parlarvi di una mostra molto bella che ho visto giusto martedì e che rimarrà allestita a Palermo fino al 28 Maggio. Si tratta di una mostra intitolata “Sícílíë pittura fiamminga” al cui interno vi sono dipinti di vari artisti, tra cui Van Dyck.

Molti quadri sono incentrati sulla figura di Gesù Cristo e quindi, ad esempio, vi è la crocifissione e non solo. Le cose che più mi hanno colpito di tale mostra sono le seguenti:
-I trittici. Ve ne sono di incantevoli e, devo dire, che apprezzo parecchio questo genere di dipinti perché possono essere incentrati su tre diversi momenti oppure su tre momenti strettamente legati fra loro. Mi hanno colpito molto i colori e la raffinatezza con cui sono ritratti i soggetti;
-I dipinti molto grandi. In particolare ve sono due immensi e di essi mi ha colpito la luce che sprigionano, specie in uno dei due dove uno dei soggetti tiene in mano una fiaccola e sembra realmente che quella fiamma illumini l’intero ambiente;
-Un dipinto riguardante la morte di Cristo in cui una donna, suppongo Maria, sta piangendo e le lacrime sono così vere che pare quasi di toccarle se si potesse porre un dito sulla tela;
-Una serie di codici scritti in latino e con i tipici caratteri che venivano utilizzati un tempo. Semplicemente favolosi, con quei colori e quei piccoli disegni che riportano a un’altra epoca. Sapete cosa mi ricordano? I libri che talvolta si vedono all’inizio dei cartoni Disney, che narrano tutta la storia.
La sala in cui sono esposte le opere ha le pareti rosse e mi è piaciuta parecchio. Unica nota dolente di questa mostra sono le luci un po’ scarse che non illuminano i quadri nel migliore dei modi; le foto possono essere scattate rigorosamente senza flash e se avete con voi degli zaini, dovrete porli non sulle spalle ma davanti, per ragioni di sicurezza.
Se siete di Palermo o semplicemente in visita, vi consiglio di andarla a vedere perché vi assicuro che non ve ne pentirete. Peraltro, il costo del biglietto è di sei euro e comprende perfino la visita della Cappella Palatina, altro tesoro da non perdere e visitata ogni giorno da milioni di turisti. Per cui, ottimo. Ma anche se il biglietto avesse un prezzo più elevato, sarebbero comunque soldi ben spesi.
Vi allego un paio di foto che ho scattato alla mostra e, già che ci sono, approfitto per annunciarvi una cosa: ho da poco aperto un sito tutto mio incentrato solamente sull’arte!
Chiaramente, continuerò ad occuparmi del blog. Quindi se volete vedere contenuti nuovo, diversi da quelli che inserisco qui in ambito artistico, allora vi lascio il collegamento diretto al sito: BELL’ARTE IN SALOTTO

Peraltro, tale mostra è il primo argomento che ho trattato sul sito e mi sembrava giusto condividerlo con voi! Se vi va, seguitemi anche lì e se conoscete persone interessate all’arte, spargete il più possibile la voce, mi farebbe piacere.
Detto ciò, vi lascio alle foto, un bacio!

Aspettative

Buonasera!

Voglio porvi una domanda e vorrei che mi rispondeste in modo sincero e riflettendoci bene su: se voi andaste su un sito incentrato esclusivamente sull’arte, cosa vi aspettereste e vi piacerebbe trovare? Oltre ad articoli, questo è chiaro. Non so, magari anche qualcosa di più pratico, ad esempio delle iniziative che possano mettere in contatto la gente di persona proprio o dei sondaggi, magari; probabilmente molti prediligono l’aspetto interattivo. Sbizzarritevi e fatemi sapere. Ecco, la domanda precisa è la seguente: quale sarebbe il tuo sito web ideale incentrato sull’arte?

Mi raccomando, è importante!

Un bacio!

La Chanson de Roland

Buonasera!

Mi scuso come al solito per l’assenza. Se capitano periodi di questo tipo in cui sparisco, il motivo è sempre l’università e tra l’altro gli esami si avvicinano. Ma non mi dimentico del mio blog e di voi, ci mancherebbe.

Voglio parlarvi della Chanson de Roland, un testo fondamentale di tutta la letteratura francese.

La Chanson de Roland, annoverata tra le “chansons de geste” appartenenti al ciclo carolingio e scritta in lingua d’oïl, è la più antica nel suo genere. Le canzoni di gesta, come dice il nome stesso, trattano perlopiù di battaglie.
L’autore della Chanson de Roland è ignoto; si potrebbe supporre sia Turoldo, colui che appone la sua firma alla fine del poema. Ad ogni modo, è stato ritrovato sottoforma di un codice, il cosiddetto codice Digby 23, presso la biblioteca Bodleiana di Oxford.
L’autore scrisse quest’opera tra il 1080 e il 1095, a ridosso della prima crociata. Difatti, fa riferimento ad un fatto storico accaduto realmente in precedenza, ossia a quando nel 778 l’armata di Carlo (al quale non era ancora stato dato l’appellativo di ‘Magno”), re dei Franchi, era stata sconfitta dai Baschi, popolazioni ribelli che volevano l’indipendenza dalla Francia. Nel fatto reale, i cristiani combatterono contro i cristiani, mentre nel poema i cristiani combattono contro i musulmani. La trama ruota attorno alla battaglia di Roncisvalle, nella quale a prevalere sono i musulmani. Questi ultimi non vengono dipinti dall’autore sotto una sfumatura totalmente negativa poiché gli arabi sono coraggiosi e se il nemico è coraggioso e si riesce a sconfiggerlo, allora si è ancor più valorosi; infatti in seguito Carlo riesce a sconfiggere i musulmani.
Come dicevo, la trama ruota intorno a questa famosa battaglia dovuta sostanzialmente al tradimento di Gano, uno dei dodici pari di Carlo e patrigno di Orlando. Carlo vuole a tutti i costi che i musulmani si convertano al cristianesimo e desidera che qualcuno si rechi presso Marsilio, re dei musulmani, per riferire il messaggio. In molti si offrono per andare, compreso Orlando, nipote di Carlo tra l’altro, ma quest’ultimo sembra essere in disaccordo con chiunque si proponga. A quel punto Orlando propone che sia Gano ad andare e ciò scatenerà l’ira del traditore. Gano non dimentica tale gesto perché è consapevole che andando presso i pagani incorrerà in pericoli, e dunque tradisce Carlo e il suo esercito, rivelando in seguito al re Marsilio il percorso che i cristiani intraprenderanno per giungere in Spagna.
D’altro canto, Marsilio s’infuria a causa del messaggio di Carlo portato da Gano e anziché convertirsi al cristianesimo, preferisce dare molti dei suoi beni ai Franchi. Quando questi ne vengono a conoscenza, iniziano a nutrire dei sospetti e cercano di stare in guardia.
Gano ha un solo desiderio: che Orlando muoia in battaglia e di fatto sarà così. Carlo, appartenente all’avanguardia, consiglia ai pari della retroguardia, tra cui Orlando e il saggio amico Oliviero, di suonare il corno qualora capiscano di sentirsi in pericolo cosicché lui possa raggiungerli in breve tempo e dar loro aiuto. Ma Orlando, molto sicuro di sé, preferisce non suonarlo poiché crede di farcela da solo e non dà peso ai consigli saggi di Oliviero, il quale più volte percependo il pericolo lo invita a suonare il corno. Orlando lo fa solamente quando è troppo tardi. Così i pari periscono sconfitti dai musulmani che riescono a intercettarli sul sentiero a causa di Gano. In seguito, Carlo una volta udito il corno, arriverà ma sarà troppo tardi poiché vedrà i cadaveri dei suoi sul prato. E qui ha inizio un planctus, ossia un componimento tipicamente medievale incentrato sul lamento di qualcuno sulle rovine di una città distrutta o sui cadaveri dei propri soldati. Nell’ultima parte del poema vi è poi il processo che viene fatto a Gano in cui ad avere la meglio sarà l’accusatore Teodorico.
In linee generali, questa è la storia del poema.
Ciò che è molto interessante nella Chanson de Roland sono i riferimenti biblici voluti dall’autore, vi è proprio una simbologia. Ad esempio, la spada di Orlando (e non solo la sua) è personificata. Viene chiamata Durendala ed è importante in quanto la spada veniva vista come una croce, aveva un valore prettamente sacro. Difatti, ogni volta che un eroe moriva in battaglia, prima tentava di distruggerla per evitare che questa finisse in mani nemiche e infedeli; la spada veniva quasi vista come un prolungamento del corpo, potremmo dire. Altro elemento importante è che sull’impugnatura della spada, detta elsa, vi era un pomo cavo che conteneva delle reliquie sacre. Nella spada di Carlo era contenuto un pezzo della lancia utilizzata dall’uomo che aveva colpito Gesù al costato quando era in croce da cui fuoriuscirono sangue e acqua. Per tale ragione, la spada di Carlo aveva il nome di Gioiosa, poiché era una gioia possederla, visto il valore di quella reliquia.
Altra simbologia è il paragone tra alcuni personaggi della Chanson e alcuni personaggi della Bibbia. Orlando viene paragonato a Gesù dal momento che entrambi muoiono da martiri; Carlo è paragonato a Dio-padre anche per via dell’età avanzata che l’autore gli attribuisce all’interno del poema quando invece nella realtà aveva circa trentasette anni; Gano è infine paragonato a Giuda poiché tradisce la patria esattamente come Giuda tradì Gesù. Vi è poi la differenza tra bene e male, in quanto i cristiani vengono visti come il bene, i giusti, mentre i musulmani sono il male. Il Cristianesimo è la religione perfetta, mentre l’Islam no. Ultimo ma non meno importante è il fatto che la battaglia di Roncisvalle in cui perdono la vita i pari è narrata molto dettagliatamente e con lentezza, visto che si parla dei cristiani, mentre nella battaglia finale a Saragozza contro i musulmani che vengono finalmente sconfitti da Carlo, vi è un’accelerazione del ritmo narrativo. Anche qui è chiara l’importanza attribuita agli uni e agli altri. Orlando e gli altri vengono visti come degli eroi con la e maiuscola perché combattono per la fede. Dunque si suppone che l’autore fosse una persona particolarmente preparata sotto l’aspetto religioso e che avesse degli ideali ben saldi.
È un poema davvero avvincente e piuttosto scorrevole da leggere. L’unico elemento che può apparire meno scorrevole è la ripetizione. Difatti, vi sono molte lasse (o strofe) similari a gruppi di tre o in alcuni casi anche di più e di volta in volta vengono omessi o aggiunti particolari. Ciò avveniva perché dobbiamo pensare che le chansons venivano tramandate oralmente presso le piazze dai giullari. Quindi, erano scritte per essere ascoltate, non lette; cosicché chi ascoltava e si distraeva per un attimo o magari chi arrivava in un secondo momento, grazie alla ripetizione era in grado di raccapezzarsi, di afferrare ciò di cui si stava parlando.
Noi, invece, leggendo possiamo tornare indietro per rileggere più volte un passo al quale non abbiamo dedicato molta attenzione, per esempio.
Senz’altro, fino ad oggi, è una delle chansons più belle e studiate per la ricchezza dei contenuti e per la fluidità e per la trama sapientemente intessuta.
Un poema che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita e da comprendere appieno nel suo significato.

Un grande abbraccio! 🙂