La Chanson de Roland

Buonasera!

Mi scuso come al solito per l’assenza. Se capitano periodi di questo tipo in cui sparisco, il motivo è sempre l’università e tra l’altro gli esami si avvicinano. Ma non mi dimentico del mio blog e di voi, ci mancherebbe.

Voglio parlarvi della Chanson de Roland, un testo fondamentale di tutta la letteratura francese.

La Chanson de Roland, annoverata tra le “chansons de geste” appartenenti al ciclo carolingio e scritta in lingua d’oïl, è la più antica nel suo genere. Le canzoni di gesta, come dice il nome stesso, trattano perlopiù di battaglie.
L’autore della Chanson de Roland è ignoto; si potrebbe supporre sia Turoldo, colui che appone la sua firma alla fine del poema. Ad ogni modo, è stato ritrovato sottoforma di un codice, il cosiddetto codice Digby 23, presso la biblioteca Bodleiana di Oxford.
L’autore scrisse quest’opera tra il 1080 e il 1095, a ridosso della prima crociata. Difatti, fa riferimento ad un fatto storico accaduto realmente in precedenza, ossia a quando nel 778 l’armata di Carlo (al quale non era ancora stato dato l’appellativo di ‘Magno”), re dei Franchi, era stata sconfitta dai Baschi, popolazioni ribelli che volevano l’indipendenza dalla Francia. Nel fatto reale, i cristiani combatterono contro i cristiani, mentre nel poema i cristiani combattono contro i musulmani. La trama ruota attorno alla battaglia di Roncisvalle, nella quale a prevalere sono i musulmani. Questi ultimi non vengono dipinti dall’autore sotto una sfumatura totalmente negativa poiché gli arabi sono coraggiosi e se il nemico è coraggioso e si riesce a sconfiggerlo, allora si è ancor più valorosi; infatti in seguito Carlo riesce a sconfiggere i musulmani.
Come dicevo, la trama ruota intorno a questa famosa battaglia dovuta sostanzialmente al tradimento di Gano, uno dei dodici pari di Carlo e patrigno di Orlando. Carlo vuole a tutti i costi che i musulmani si convertano al cristianesimo e desidera che qualcuno si rechi presso Marsilio, re dei musulmani, per riferire il messaggio. In molti si offrono per andare, compreso Orlando, nipote di Carlo tra l’altro, ma quest’ultimo sembra essere in disaccordo con chiunque si proponga. A quel punto Orlando propone che sia Gano ad andare e ciò scatenerà l’ira del traditore. Gano non dimentica tale gesto perché è consapevole che andando presso i pagani incorrerà in pericoli, e dunque tradisce Carlo e il suo esercito, rivelando in seguito al re Marsilio il percorso che i cristiani intraprenderanno per giungere in Spagna.
D’altro canto, Marsilio s’infuria a causa del messaggio di Carlo portato da Gano e anziché convertirsi al cristianesimo, preferisce dare molti dei suoi beni ai Franchi. Quando questi ne vengono a conoscenza, iniziano a nutrire dei sospetti e cercano di stare in guardia.
Gano ha un solo desiderio: che Orlando muoia in battaglia e di fatto sarà così. Carlo, appartenente all’avanguardia, consiglia ai pari della retroguardia, tra cui Orlando e il saggio amico Oliviero, di suonare il corno qualora capiscano di sentirsi in pericolo cosicché lui possa raggiungerli in breve tempo e dar loro aiuto. Ma Orlando, molto sicuro di sé, preferisce non suonarlo poiché crede di farcela da solo e non dà peso ai consigli saggi di Oliviero, il quale più volte percependo il pericolo lo invita a suonare il corno. Orlando lo fa solamente quando è troppo tardi. Così i pari periscono sconfitti dai musulmani che riescono a intercettarli sul sentiero a causa di Gano. In seguito, Carlo una volta udito il corno, arriverà ma sarà troppo tardi poiché vedrà i cadaveri dei suoi sul prato. E qui ha inizio un planctus, ossia un componimento tipicamente medievale incentrato sul lamento di qualcuno sulle rovine di una città distrutta o sui cadaveri dei propri soldati. Nell’ultima parte del poema vi è poi il processo che viene fatto a Gano in cui ad avere la meglio sarà l’accusatore Teodorico.
In linee generali, questa è la storia del poema.
Ciò che è molto interessante nella Chanson de Roland sono i riferimenti biblici voluti dall’autore, vi è proprio una simbologia. Ad esempio, la spada di Orlando (e non solo la sua) è personificata. Viene chiamata Durendala ed è importante in quanto la spada veniva vista come una croce, aveva un valore prettamente sacro. Difatti, ogni volta che un eroe moriva in battaglia, prima tentava di distruggerla per evitare che questa finisse in mani nemiche e infedeli; la spada veniva quasi vista come un prolungamento del corpo, potremmo dire. Altro elemento importante è che sull’impugnatura della spada, detta elsa, vi era un pomo cavo che conteneva delle reliquie sacre. Nella spada di Carlo era contenuto un pezzo della lancia utilizzata dall’uomo che aveva colpito Gesù al costato quando era in croce da cui fuoriuscirono sangue e acqua. Per tale ragione, la spada di Carlo aveva il nome di Gioiosa, poiché era una gioia possederla, visto il valore di quella reliquia.
Altra simbologia è il paragone tra alcuni personaggi della Chanson e alcuni personaggi della Bibbia. Orlando viene paragonato a Gesù dal momento che entrambi muoiono da martiri; Carlo è paragonato a Dio-padre anche per via dell’età avanzata che l’autore gli attribuisce all’interno del poema quando invece nella realtà aveva circa trentasette anni; Gano è infine paragonato a Giuda poiché tradisce la patria esattamente come Giuda tradì Gesù. Vi è poi la differenza tra bene e male, in quanto i cristiani vengono visti come il bene, i giusti, mentre i musulmani sono il male. Il Cristianesimo è la religione perfetta, mentre l’Islam no. Ultimo ma non meno importante è il fatto che la battaglia di Roncisvalle in cui perdono la vita i pari è narrata molto dettagliatamente e con lentezza, visto che si parla dei cristiani, mentre nella battaglia finale a Saragozza contro i musulmani che vengono finalmente sconfitti da Carlo, vi è un’accelerazione del ritmo narrativo. Anche qui è chiara l’importanza attribuita agli uni e agli altri. Orlando e gli altri vengono visti come degli eroi con la e maiuscola perché combattono per la fede. Dunque si suppone che l’autore fosse una persona particolarmente preparata sotto l’aspetto religioso e che avesse degli ideali ben saldi.
È un poema davvero avvincente e piuttosto scorrevole da leggere. L’unico elemento che può apparire meno scorrevole è la ripetizione. Difatti, vi sono molte lasse (o strofe) similari a gruppi di tre o in alcuni casi anche di più e di volta in volta vengono omessi o aggiunti particolari. Ciò avveniva perché dobbiamo pensare che le chansons venivano tramandate oralmente presso le piazze dai giullari. Quindi, erano scritte per essere ascoltate, non lette; cosicché chi ascoltava e si distraeva per un attimo o magari chi arrivava in un secondo momento, grazie alla ripetizione era in grado di raccapezzarsi, di afferrare ciò di cui si stava parlando.
Noi, invece, leggendo possiamo tornare indietro per rileggere più volte un passo al quale non abbiamo dedicato molta attenzione, per esempio.
Senz’altro, fino ad oggi, è una delle chansons più belle e studiate per la ricchezza dei contenuti e per la fluidità e per la trama sapientemente intessuta.
Un poema che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita e da comprendere appieno nel suo significato.

Un grande abbraccio! 🙂

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