Oratorio dei Bianchi alla Kalsa, Palermo

Buonasera!

È una gioia per me poter tornare a scrivere sul blog! Come promesso, vi spiegherò alcune cose.

Innanzitutto, mi sono assentata per via dello studio che mi toglie diverso tempo seguendo anche tutte le lezioni. Inoltre, le lezioni sono appena ricominciate e ho un orario tremendo! Chiaramente vado con piacere dato che mi appassiona però, chiaramente, risulta un pochino stancante. Oltre a questo, durante l’estate, dopo gli esami, ho cercato di godermi un po’ il tempo libero, dedicandomi anche al romanzo che sto scrivendo (come vi avevo accennato precedentemente) e a metà Agosto ho avuto la fortuna di poter lavorare (peraltro è stata la mia prima esperienza lavorativa in assoluto!) come guida turistica presso l’Oratorio dei Bianchi nella mia città, per qualche giorno in occasione della mostra di arte contemporanea intitolata “Apriti cielo” di Franco Politano e dell’esposizione degli stucchi di Giacomo Serpotta.

Potrete immaginare la mia felicità! Per me è stata una splendida opportunità che mi ha permesso di iniziare ad approcciarmi su quello che sarà il mio campo in futuro, ovvero quello turistico e artistico.

A fine Agosto, invece, sono stata in vacanza sempre nella mia amata Sicilia (perché intendo conoscerla a fondo) presso Porto Empedocle, vicino Agrigento e ho visitato diversi luoghi di cui vi parlerò e mostrerò delle foto negli articoli successivi.

Questa sera voglio raccontarvi la storia dell’Oratorio dei Bianchi e illustrarvi alcuni scatti della mostra dopo avervene spiegato i temi principali.

L’Oratorio dei Bianchi è situato a Palermo nel quartiere della Kalsa che, come molti di voi sapranno, è uno dei più antichi quartieri arabi. L’Oratorio risale al 1400 ed era il luogo in cui si riuniva la confraternita dei Bianchi, così denominati per via della bianca veste che indossavano. La Compagnia dei Bianchi è stata fondata nel 1541 su suggerimento dell’allora futuro vescovo di Crotone, Pietro Paolo Caporella, al vicerè di Sicilia Ferdinando Gonzaga. Il compito di questa confraternita era confortare i condannati a morte e condurli verso una morte più serena, per quanto possibile. All’interno della struttura vi sono, tra gli ambienti principali in cui si riunivano i Bianchi, la chiesetta e la sala Fumagalli. L’Oratorio è a pochi passi da altri siti artistici altrettanto importanti come la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo e Palazzo Abatellis, a tal punto da offuscarlo quasi. Purtroppo non è immediatamente visibile ed essendo poco conosciuto, i turisti si recano presso le altre strutture, appunto. Questo per me è assolutamente un peccato perché vale la pena visitarlo e la mostra è perfino gratuita! Per cui, doppiamente. A differenza di tanti altri siti il cui costo del biglietto a volte può risultare eccessivo per alcuni, magari. Ma andiamo alla mostra per poi ricollegarci alla storia dell’edificio.

Franco Politano, autore della mostra “Apriti cielo”, è un artista catanese. Il tema principale della mostra è Cristo unito anche alle sale e agli elementi caratteristici del posto per la sua storia. Proprio prima di entrare sulla destra vi è una corona di spine e ciascuna spina rimanda ai nostri peccati affinché possiamo ricordarcene e ovviamente rimanda alla corona di spine di Gesù. Entrando sulla destra abbiamo “La porta della Vittoria” e “La porta dell’accoglienza”. La prima è la porta più antica di Palermo (era una delle entrate della città araba) perche è stata spostata all’interno dell’Oratorio quando fu costruito e si è mantenuta perfettamente; questa porta è molto importante anche perché pare che da essa siano entrati i Normanni a Palermo guidati dal Conte Ruggero. Non solo: pare anche che al Conte, prima di andare in spedizione, gli sia apparsa la Vergine Maria e che gli abbia indicato la strada. Difatti, sulla parete sopra alla porta vi è un affresco che raffigura proprio la Vergine Maria che tiene in mano la bandiera bianca che rappresenta proprio la bandiera della vittoria. La seconda porta, invece, è opera di Franco Politano ed è composta da chiodi sporgenti (tutt’altro che accoglienti!) che rimandano ai chiodi della porta antica. È come se le due porte comunicassero fra loro e si raccontassero le vicende accadute.

Proseguendo si ha modo di osservare gli splendidi stucchi di Giacomo Serpotta, importante scultore palermitano del ‘600 e figlio di Gaspare Serpotta. Vi sono delle allegorie come quella della vittoria, della purezza e della carità e perfino Santa Rosalia, patrona di Palermo. Serpotta creò diverse allegorie che sono sparse un po’ nei vari oratori di Palermo (per esempio l’Oratorio di Santa Cita). La sua specialità sono i puttini, ossia degli angioletti giocosi davvero raffinati. Al centro della sala al piano terra vi è un complesso (intendo sempre uno stucco), ovvero il Padre Eterno ed è qualcosa di eccezionale. Tutti gli stucchi erano precedentemente all’interno della Chiesa delle Stimmate di San Francesco che, nel 1875, è stata demolita per costruire l’odierno teatro Massimo di Palermo. Difatti vi è anche una foto che raffigura l’installazione originaria degli stucchi.

Nella stessa sala abbiamo l’installazione principale della mostra da cui prende anche nome ed è un cielo con delle chiavi incastonate, fatto di materiale leggero. Le chiavi rappresentano un po’ le nostre, magari i nostri segreti o i nostri desideri, sogni. Quest’opera è di libera interpretazione.

Salendo al piano superiore abbiamo, superate le scale, un’altra installazione di Franco Politano intitolata “L’esercito delle anime”, ovvero dei soldati (rappresentati da antichi strumenti per arare la terra) privi di espressione e di armature che simboleggiano tutti coloro che si sono dovuti arrendere al potere e che hanno purtroppo contribuito alla crocifissione di Gesù, rappresentata da una croce priva di soggetto. Capiamo che si tratta della croce di Cristo poiché vi è appeso un martello insanguinato che rimanda ai nostri errori e alle nostre colpe e ai lati della croce vi è della lana, simbolo dell’agnello sacrificale e dunque di Cristo che si è sacrificato per noi.

Superate le altre scale vi è, invece, ancora un’altra porta, cioè “La porta degli angeli”, fatta interamente di camera d’aria. Tale porta è semiaperta e il messaggio è che non basta oltrepassarla per dimenticare tutte le malefatte che si sono verificate nel tempo.

Successivamente, si giunge ad un’altra sala, ossia l’ex chiesetta in cui si riunivano i Bianchi. Precedentemente sulla destra e sulla sinistra delle pareti erano addossate delle panche in cui sedevano proprio loro. Il pavimento, un tempo, era interamente fatto di maioliche che raffiguravano Mosè che fa sgorgare l’acqua dalle rocce nel deserto. Purtroppo però l’Oratorio è rimasto abbandonato per diverso tempo “ospitando” gatti randagi e così via, e il pavimento è stato trafugato. Si era cercato di proteggerlo con delle garze e del gesso ma non si è fatto che peggiorare la situazione. Ed è proprio nella parte centrale dell’immagine che mancano maioliche. Pensate a chi adesso li avrà in casa! Sulle pareti a destra e a sinistra vi sono otto affreschi, quattro per parete, che rappresentano scene dell’Antico Testamento. Tra esse, le più importanti sono due: la decapitazione di Oloferne da parte di Giuditta (come in Caravaggio) dove centrale è il potere della donna che, infatti, lo decapita quando i soldati sono mezzi ubriachi e addormentati, e il sacrificio di Isacco da parte di Abramo. Così come Isacco ha gli occhi bendati, allo stesso modo noi dobbiamo chiudere gli occhi, fidarci di Cristo e lasciarci guidare nel nostro cammino di fede.

Poi, abbiamo un altro affresco di Manno, che raffigura il martirio di San Giovanni e sopra vi sono degli angioletti che ricordano proprio che la morte conduce alla salvezza eterna, e un dipinto di Mercurio in merito alla crocifissione di Gesù.

Nella sala è presente anche un’installazione di Franco Politano intitolata “Radici cristiane”. Il pavimento è cosparso di scarpe (non sto scherzando!) che vanno in direzione dell’altare e alle spalle di esse vi è un trono. Le scarpe simboleggiano tutte quelle persone che hanno scelto di lasciarsi alle spalle il potere dell’Inquisizione (dunque il trono) e di seguire Gesù. Al centro delle scarpe dei tronchi insanguinate che formano una croce e rimandano proprio alle radici cristiane, da cui prende nome l’opera.

Dopo ci si sposta nell’ultima sala (almeno tra quelle a cui è consentito l’accesso dal momento che ve ne saranno altre) che a parer mio è la più bella. Mi riferisco alla Sala Fumagalli. Essa è stata totalmente affrescata nel 1776 da Gaspare Fumagalli stesso e ha delle decorazioni stupende con la tecnica in trompe-l’oeil, ovvero delle immagini su superficie bidimensionale, e l’osservatore ha la sensazione di contemplare oggetti reali. Tale sala è importante perché è quella in cui si riuniva la Confraternita dei Bianchi una volta l’anno durante il venerdì Santo, per poter liberare un solo condannato a morte. Purtroppo era loro consentito di liberarne soltanto uno. Si riunivano lì per circa tre giorni e dopo aver concesso una confessione al “fortunato”, lo rilasciavano. All’interno abbiamo altre opere di Franco Politano, ossia “I sette cristi”, “Le ali della libertà” e “La barca”. La prima raffigura sette cristi abbracciati che rappresentano le religioni del mondo che dovrebbero unirsi per combattere tutto il male che accade giorno dopo giorno e che provoca sconvolgimento spingendo perfino la gente ad allontanarsi dalla propria patria; “La barca”, difatti, è un esempio di questo tipo poiché simboleggia l’immigrazione e al suo interno della lana che forma la sagoma di un uomo. “Le ali della libertà”, invece, sono adagiate su dei cuscini sparsi sul pavimento. Le ali sono composte da diversi materiali, dall’ovatta alla paglia, dalle piume alle componenti interne di un’auto. Simboleggiano il fatto che secondo l’artista possiamo raggiungere la vera libertà solo nel momento in cui moriamo.

È così che ha termine la mostra! Ho cercato di farvela “visitare” virtualmente e adesso vi mostro delle immagini (alcune ho dovuto reperirle dalla pagina Instagram dell’Oratorio poiché non sono riuscita a scattarne tantissime) così che voi possiate rivedere in esse tutto ciò che vi ho detto.

“Corona di spine” all’ingresso.

“Porta della Vittoria”.

“Padre Eterno”.

“Allegoria della vittoria e della purezza”.

“Esercito delle anime”.

“Porta degli angeli”.

“Radici cristiane”.

Sala Fumagalli.

“La Barca” e “Le ali della libertà”.

“Puttini”.

“Apriti cielo”.

Beh, cosa ne pensate? Io trovo che la mostra sia splendida e molto suggestiva, fa riflettere molto. Fortunatamente, l’Oratorio è stato riaperto al pubblico e poi ristrutturato intorno al 1900 grazie alla soprintendenza dei beni culturali di Palermo per fruirne al meglio e perché sarebbe stato veramente un peccato. Un tesoro purtroppo nascosto e poco visibile e conosciuto. Ma una volta entrati, ci si chiede come si faceva a non conoscerlo!

Un bacio a tutti!

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6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. wwayne
    Ott 03, 2018 @ 22:56:25

    Rieccomi! Appena ho letto “porta degli angeli” mi è tornata in mente questa canzone:

    Che ne pensi?

    Piace a 1 persona

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